30 ottobre 1832[15]. «Mazzini.»

Ma nel giugno 1833 comparve, come dissi, nel Monitore una Sentenza pronunziata da un Tribunale Segreto che condannava Emiliani e Lazzareschi a morte, altri a diverse pene, col nome mio e quello di La Cecilia come Preside e Segretario del Tribunale. L'artificio era grossolano. Le date non corrispondevano alla possibile realtà. L'italiano era pieno zeppo di errori grammaticali[16] ch'io non era uso veramente a commettere. Protestai nuovamente, nei termini seguenti, nel National.

«Signore.

«Il Monitore del 7 giugno contiene, a proposito d'un assassinio commesso in Rodez, una pretesa esposizione dei fatti che precedettero e accompagnarono quel triste evento; s'afferma in quella che la morte d'Emiliani e di Lazzareschi è dovuta a una sentenza pronunziata contr'essi da un tribunale segreto siedente in Marsiglia e appartenente alla Giovine Italia. Il Monitore cita la sentenza in esteso e v'appone il mio nome colla qualità di Preside del Tribunale.

«Ch'io sia stato cacciato di Francia senza cagione, senza difesa, per solo arbitrio ministeriale e bench'io vivessi indipendente, fuori d'ogni deposito e di mezzi miei, non ha di che sorprendere alcuno come fatto d'un Governo corrotto e corrompitore, che fu successivamente spergiuro sui Pirenei, birro in Ancona, denunziatore in Frankfort, e persecutore, in nome e a pro della Santa Alleanza, dovunque spuntava un raggio d'indipendenza, dovunque s'incontrarono anime generosamente altere in preda a sciagure virilmente durate. È tra noi, patrioti, ed esso guerra mortale.

«Ma che dopo d'aver ferito s'infonda veleno nella piaga, dopo di aver vibrato contro un nemico ogni saetta di persecuzione si vibri anche quella della calunnia, dopo d'avergli tolto libertà, conforto, riposo, si tenti togliergli anche l'onore, è cosa sì bassa che non vorremmo trovarne colpevoli gli uomini stessi dello stato d'assedio.

«Io non ispenderò tempo a notare tutte le contradizioni che abbondano in quella esposizione, lavoro perfido e assurdo, nel quale ogni cosa è falsa dalla data della mia proscrizione ch'ebbe luogo nell'agosto, e non dopo il novembre 1832, fino a quella della pretesa sentenza attribuita a Marsiglia, mentre è citata nell'atto stesso una lettera indirizzata da Marsiglia a non so qual punto: dall'asserzione che pone a risultato dei procedimenti, iniziati in ottobre contro i supposti autori delle prime ferite inflitte a Emiliani cinque anni di reclusione, mentre quei procedimenti furono conchiusi da una assoluzione senza restrizioni fino alla comunicazione della sentenza che il Ministero dichiara fattagli nel gennajo 1833, mentre l'istruzione cominciata in ottobre, e proseguita oltre il gennaio, non ne fa cenno.

«L'accusa parte da troppo basse sfere perch'io m'avvilisca a difendermi. Ma davanti ai tribunali io chiederò conto al Monitore dell'audacia colla quale ei s'attentava di sottoscrivere quel documento col nome d'un onesto, straniero financo a un pensiero di colpa. Chiederò come, senz'altro indizio che una semplice copia della quale non fu provata l'autenticità, s'osi chiamarmi assassino.

«Intanto i molti, che s'assunsero spontanei la mia difesa, hanno diritto di esigere che io smentisca l'accusa.

«Però, la smentisco.