No; la prima guerra di Luigi Napoleone non sarà contro Voi, Sire; sarà tra lui, l'Inghilterra e Germania.

Ma, Sire; a che parlarvi di cose che vi sono, o dovrebbero esservi note più assai che a me?—Io vi chiamo, in nome d'Italia, ad una grande impresa: ad una di quelle imprese nelle quali il forte numera gli amici, non i nemici. Vi chiamo all'alleanza con 26 milioni d'Italiani, padroni, purchè uniti e guidati, dei proprî destini. Vi chiamo a porvi a capo d'una Rivoluzione Nazionale, che troverà, s'altri mai s'attentasse reprimerla, alleati nei Popoli quanti sono ai quali manca una libera Patria. Vi chiamo a una Iniziativa che può diventare Iniziativa Europea. Metà dell'Europa, Sire, trasalirà plaudente al sorger d'Italia, come trasalì, plaudente ed ajutatrice, al sorgere degli Stati Uniti, della Grecia, d'ogni guerra di Popolo che vuol farsi Nazione, d'ogni grande fatto provvidenziale: l'altra metà si ritrarrà sospettosa, ma trepida. La Diplomazia è come i fantasmi di mezzanotte: minacciosa, gigante, agli occhî di chi paventa, si dissolve in nebbia sottile davanti a chi le mova risolutamente incontro. Osate, Sire: allontanate da Voi qualunque tema, o vi suggerisca temenza. Circondatevi di pochi uomini la cui vita intera parli fermezza di principî, schietto amore d'Italia e potenza di volontà. Date pegno al Popolo di libertà; lasciate vita alla stampa, alle Associazioni pubbliche, alla pubblica parola: stampa, associazioni, convegni pubblici, vi creeranno intorno quel fermento, quell'entusiasmo, dal quale trarrete quante forze vorrete; la libertà non ha pericoli se non per chi ha in animo di tradirla.

Dimenticate per poco il re, per non essere che il primo cittadino, il primo apostolo armato della Nazione. Siate grande come l'intento che Dio vi ha posto davanti, sublime come il Dovere, audace come la Fede. Vogliate e ditelo. Avrete tutti, e noi primi, con Voi. Movete innanzi, senza guardare a dritta o a manca, in nome dell'eterna Giustizia, in nome dell'eterno Diritto, alla santa Crociata d'Italia. E vincerete con essa.

E allora, Sire, quando di mezzo al plauso d'Europa, all'ebbrezza riconoscente dei vostri, e lieto della lietezza dei milioni, e beato della coscienza d'aver compito un'opera degna di Dio, chiederete alla Nazione quale posto ella assegni a chi pose vita e trono perch'essa fosse Libera ed Una—sia che vogliate trapassare ad eterna fama tra i posteri col nome di Preside a vita della Repubblica Italiana, sia che il pensiero regio dinastico trovi pur luogo nell'anima vostra—Dio e la Nazione vi benedicano!—Io, repubblicano, e presto a tornare a morire in esilio per serbare intatta fino al sepolcro la fede della mia giovinezza, esclamerò nondimeno coi miei fratelli di Patria:—Preside o Re, Dio benedica a Voi, come alla Nazione per la quale osaste e vinceste.

Firenze, 20 settembre 1859.

Giuseppe Mazzini.


PREFAZIONE DI GIUSEPPE MAZZINI
ALL'EDIZIONE DI NAPOLI
DELLE
PAROLE AI GIOVANI

Io scrissi queste pagine, coll'anima in pianto, poco dopo la pace di Villafranca. D'allora in poi, la Provvidenza che vuole l'Italia Nazione, la costanza degli uomini del Partito d'Azione e la santa audacia di Giuseppe Garibaldi, hanno affrancato le nostre terre meridionali: l'armi capitanate dalla Monarchia Piemontese hanno vendicato Perugia. Ma l'Italia non è. Venezia è schiava. Un Governo che trae le sue inspirazioni dallo straniero ci contende Roma. Una terra Italiana è oggi, per opera di quel Governo, terra Francese. I materialisti pagani del XIX secolo, che sostituiscono il culto della forza e del calcolo all'adorazione dell'eterno Vero e dell'eterna Giustizia, tengono tuttora il campo, e imbastardiscono su torte vie, dietro tattiche immorali indegne d'un Popolo che sorge, l'intelletto de' giovani. Vorrebbero che questa Italia, iniziatrice perenne dell'Unità della Vita—questa Italia che ebbe Roma antica e il Papato, e la cui tradizione intellettuale si svolve da Gregorio VII a Dante, da Michelangiolo a Napoleone—si componesse in sembianza di cortigiana, servilmente adulatrice e ipocritamente idolatra. E non credo di dovere mutar sillaba di questo libretto.