Però che voi, soli fino ad oggi fra tutti, aveste da Dio privilegio di morire e rivivere, come gli uomini favoleggiarono della Fenice. E alla Grecia soltanto, sorella nata ad un tempo colla nostra Italia, fu dato riaffacciarsi, nell'ultimo mezzo secolo, alla seconda vita, quando appunto cominciava per l'Italia ad albeggiare la terza.
Così, mentre il Germano move sulla terra col guardo perduto nell'abisso dei cieli, e l'occhio del Franco si leva di rado in alto, ma trascorre irrequieto e penetrante di cosa in cosa sulla superficie terrestre, il Genio che ha in custodia i fati d'Italia trapassò sempre rapido dall'Ideale al Reale, cercando d'antico come potessero ricongiungersi terra e cielo.
Per virtù di quella Unità che annoda il cielo infinito, patria del Pensiero, alla terra, patria dell'Azione, i padri dei vostri padri conquistarono il mondo cognito allora; ogni loro Legione era una missione armata; ogni vittoria era per essi decreto di Giove.
E, innanzi ad essi, i padri degli avi, che stanziavano fra Tevere e Po e si chiamavano Etruschi, edificavano le loro città giusta il concetto che si erano formati del cielo: ed ogni loro atto era incarnazione d'un pensiero di religione.
E dopo d'essi venne una generazione d'uomini-capi—capi per consenso e riverenza di popoli—i quali tentarono, per oltre a sei secoli, la santa impresa di dar sulla terra trionfo alla Legge di Dio sull'arbitrio degli uomini, al Pensiero ed alla Parola sulla forza cieca e brutale; e stettero per tutta Europa, in nome dell'Amore e della Giustizia, fra i Popoli e i padroni dei Popoli. E l'ultimo e il più grande fra loro fu il figlio d'un falegname per nome Ildebrando, frainteso anche oggi dai più. Poi, perchè il regno di Dio non può scendere sulla terra se non per l'opera libera e pur concorde di tutti, quegli uomini tradirono Popoli e Dio, e fornicando cogli oppressori delle Nazioni, diventarono e sono veramente i Vicarî del Genio del Male, da sterminarsi per sempre.
I vostri filosofi, i vostri sacerdoti del pensiero e dell'arte, non sì tosto avevano afferrato colla mente un concetto di Vero, che sentivano prepotente il bisogno di ridurlo a fatto, e furono, dagli antichi Pitagorici a Tomaso Campanella, da Dante Alighieri a Michelangiolo e Machiavelli, ordinatori di consorzî segreti, legislatori di città o predicatori d'instituti sociali. E si frammischiarono alle battaglie delle loro città, congiurarono contro le tirannidi, affrontarono prigioni, esilî, torture. Contemplarono e fecero.
E mentre altrove gli uomini ch'ebbero nome di riformatori di Religione assalivano gli oppressori dell'anima, rispettando gli oppressori dei corpi, ed erano Titani d'audacia contro la menzogna violatrice del Cielo, maledicendo aspramente ai figli del popolo che volevano cancellarla di sulla Terra, tra voi intesero che Spirito e Corpo si confondono nella Vita, ch'è una, e morirono sui roghi per aver tentato che la Verità di Dio trionfasse in atti visibili nella fratellanza civile. E cento anni addietro, le vostre donne in Firenze versavano ancora fiori, il ventitrè maggio d'ogni anno, sul terreno dove era morto tra le fiamme un santo frate che sollevava, or son tre secoli e mezzo, la bandiera dell'emancipazione religiosa e della Repubblica.
Or voi, abbandonando in questo la tradizione del vostro popolo, e perduta dietro a insegnamenti stranieri la memoria della missione d'Unità il cui compimento deve farvi Nazione, avete smembrato la vostra vita; e i più tra voi amano la Patria col solo pensiero, commettendo l'opere che devono fondarla all'usurpatore straniero e a quel misto d'impotenza e d'inganno che chiamano Diplomazia.
E la patria vi sfugge, e le speranze vi tornano di anno in anno in delusioni amarissime e vergognose, però che le parole dei principi, e sopratutto le promesse dello straniero, sono da tempo immemorabile simili ai pomi dell'Asfaltide, belli all'occhio e cenere al dente; e quando Dio disse all'uomo: tu ti ciberai del sudore della tua fronte, Egli intese non solamente del pane del corpo, ma del pane dell'anima, della Libertà e della Patria.