Siate voi quella voce e quell'esempio vivente. Voi lo potete. E l'Europa coronerà la vostra Patria d'una corona d'amore sulla quale Dio scriverà: guai a chi la tocca!

Ma finchè l'Europa vi vedrà agitati pur trepidi sempre, frementi pur prostrati davanti agli idoli, e apostoli o accettatori ipocriti di menzogna e chiedenti a principi o a convegni di stranieri la terra ch'è vostra, essa dirà: non è un popolo che si desta, ma un infermo che muta lato; e i dubbî piccoli fatti, che si compiranno nella vostra contrada, non saranno argomento se non di ciarle diplomatiche a raggiratori, o di speculazioni devote all'idolo Lucro in quell'antro di rapina che, con vocabolo gallico, chiamano Borsa.

XVII.

Non dite: il nostro Popolo non è maturo pei sacrifici e per l'entusiasmo che si richiedono alla grande impresa. Il Popolo è di chi merita d'averlo con sè. E dopo i miracoli operati dal Popolo d'Italia per solo istinto di Patria, nel 1848 per ogni dove, e nel 1849 in Roma e Venezia, chi parla in siffatta guisa del Popolo d'Italia, in verità, è reo di bestemmia.

E allora, non era in esso, come or dissi, che istinto e non altro di Patria. Però che, da poche anime buone in fuori che s'erano accostate ad esso con amore, ma gli avevano, insieme a qualche parte di Vero, insegnato la triste e inerte rassegnazione, nessuno avea cercato educarlo e affratellarlo in comunione d'idee con chi gli sta sopra.

Ma d'allora in poi, mentre voi guardate freddi dall'alto di un falso sapere su ciò che chiamate tuttora, come se foste Pagani, il vulgo profano, molte anime buone, alle quali la tradizione dell'Umanità collettiva ha dato l'intuizione dell'avvenire, hanno stretto con amore le mani incallite degli uomini del lavoro e hanno parlato ad essi come fratelli, e gli uomini del lavoro le conoscono e le ricambiano d'amore e possono sviarsi per breve tempo da esse, ma ogni qual volta le troveranno sulla loro via, le seguiranno con profonda fiducia.

E poi che nel popolo delle vostre città la coscienza s'è aggiunta all'istinto di Patria, e Dio, che segnò le diverse epoche della Vita coll'emancipazione degli schiavi dapprima, poi con quella dei servi, vuole che sia battesimo dell'epoca nuova l'emancipazione dei poveri figli del lavoro, io vi dico, non per vezzo d'adulazione alle moltitudini, ma in puro spirito di verità, che oggi il popolo delle vostre città è migliore di voi, che il mondo chiama letterati e filosofi, e di me che scrivo.

Però che voi ed io possiamo avere virtù, ch'è lotta e fatica, laddove nel Popolo, fanciullo dell'Umanità, vive e respira la spontaneità dell'innocenza, ch'è la virtù inconscia; e mentre in voi ed in me alloggiano forse orgoglio d'intelletto violato dalla tirannide e vaghezza di fama, il Popolo more ignoto sulle barricate cittadine, senza onore di tomba, senza orgoglio fuorchè della sua terra, senza speranza fuorchè pei figli ch'ei confida commettere a fati men duri.

E mentre voi ed io, guasti dai conforti dell'esistenza o da lunghi studî su morte pagine, andiamo calcolando sulle maggiori o minori probabilità di vittoria nelle battaglie pel Giusto e pel Vero, e tentennando e indugiando finchè il nemico s'avveda del colpo che vorremmo vibrargli, il Popolo, che non conosce libro fuorchè quello della Vita e accoglie in sè più gran parte della tradizione italiana che congiunge in uno il pensiero e l'azione, vibra il colpo subitamente e coglie sprovveduto il nemico.

E se il popolo delle vostre campagne è da meno, dipende da questo che, abbandonato interamente da voi e lontano anche da quel riflesso di pensiero che si diffonde più o meno a tutti dai grandi centri d'incivilimento, esso soggiace nei suoi villaggi alle inspirazioni del birro dei corpi e del birro dell'anime. E la vita misera oltre ogni dire lo fa più cauto nel sacrificio, però che, se per tradimento o fiacchezza di chi guida, il nemico ritorna potente là d'onde ei partì, non può far sì che gli uomini delle città non abbiano bisogno di pane, tetto, vestimenta e utensili, sorgenti perenni di lavoro, mentre struggendo, nei primi furori della vendetta, le messi e involando i buoi che trascinan l'aratro, il nemico isterilisce le sorgenti della vita all'uomo del contado e condanna lui e la sua famigliuola a morire. Ma con pochi decreti che gli promettano un miglioramento nelle sue tristissime condizioni, e con una energia d'azione che gli provi la vostra irrevocabile determinazione e la vostra forza, voi lo avrete pronto agli ajuti anch'esso e devoto alla causa comune.