Il Governo sprezzò i leali consigli. Mantenne il Popolo nella condizione d'elemento sospetto, esiliandolo, dopo il plebiscito, dall'arena politica: volle una Italia senza Patto Nazionale Italiano: mendicò per Roma l'elemosina di concessioni, funeste e disonorevoli, dall'occupatore, ed ebbe rifiuto: non osò levare una voce di generosa protesta davanti all'Europa: negò Garibaldi alle unanimi domande del Mezzogiorno: versò sino all'ultima stilla il calice delle amarezze sui Volontarî e sugli Esuli di Venezia: avversò le manifestazioni popolari per Roma: diede ostracismo nella pubblica vita a quanti non giurano nell'inerzia e nell'alleanza imperiale: dichiarò non doversi avere Roma senza il consenso di Luigi Napoleone: Venezia senza il permesso dei Gabinetti d'Europa: negò Rivoluzione e Nazione; e—coll'esempio di quattordici eserciti levati in un solo anno dalla Francia repubblicana, coll'esempio dei 650 000 uomini levati in pochi mesi da venti milioni di repubblicani d'America—non seppe in quasi tre anni raccogliere se non 250 000 soldati; ed oggi, audace soltanto contro i patrioti italiani, aizza l'esercito contro il popolo, imprigiona gli uomini che liberarono il Mezzogiorno, perchè tentano liberare le terre Venete; perseguita le Associazioni, e ammaestra Garibaldi che suo posto è la solitudine di Caprera.
Spetta al Paese di compiere il Dovere Nazionale che il Governo diserta. E gli uomini del Partito d'azione non falliranno di certo al debito loro.
Voi avete, dicono, un Governo regolare; rispettatelo: non v'assumete un diritto d'azione che impianterebbe un dualismo funesto.
Noi non abbiamo Governo nostro in Roma e Venezia, ma oppressi e stranieri oppressori. I nostri non scendevano l'Alpi per sommovere Torino o Firenze: tentavano salirle per sommovere Trento e Venezia: tendevano a continuare l'emancipazione della Nazione, a continuarla a pro vostro: cercavano un'altra Marsala. Non impiantavano un dualismo: movevano a distruggere quello che pur troppo esiste sulla terra Italiana. Vittoriosi, essi v'avrebbero posto ai piedi il frutto della vittoria: disfatti, voi li avreste sconfessati e perseguitati.
Che se il rispetto al Governo regolare inchiude per voi l'obbligo di sacrificare il Dovere Nazionale agli errori o alle colpe di chi sta in alto, l'obbligo di rinnegare la solidarietà italiana, perchè chi sta in alto la nega e dimentica—l'obbligo di lasciare la libertà dei fratelli all'iniziativa di chi dichiara colla parola e coi fatti non potersi fare iniziatore—l'obbligo di troncare a mezzo la Rivoluzione unificatrice, perchè chi sta in alto si sente fiacco o codardo; se l'esistenza fra voi d'un Governo qualunque, buono o tristo, attivo o inerte, negazione o affermazione del fine Nazionale, importa per gl'Italiani obbedienza passiva—rifatevi Austriaci. L'Austriaco era anch'esso Governo: poteva da un dì all'altro—e molti diplomatici stranieri tentavano persuadervelo—mutare sistema. D'onde nasceva per gl'Italiani il diritto di ribellarsi? Dal Dovere Nazionale. Il Governo Austriaco, come il Governo Borbonico in Napoli, lo negava. Il Paese sorgeva ad affermarlo: il Governo Legale, in virtù di quella affermazione, era in esso.
Il Dovere Nazionale è superiore a ogni formula governativa; esso costituisce la norma, sulla quale è giudicata la legalità o l'illegalità dei Governi.
Una menzogna di Governo non è Governo. Governo è la Vita della Nazione, interpretata, riassunta, diretta.
La vita della Nazione è l'Unità. Il Paese l'ha definita coi Plebisciti. Esiste un solo uomo in Italia dal quale possa affermarsi che i paesi del Centro e del Mezzogiorno s'aggiunsero al Piemonte per altro fine che quello dell'Unità Nazionale?
Conquisti il Governo risolutamente quell'Unità; noi saremo con esso, lasciando al tempo e all'apostolato pacifico, ch'è diritto nostro inviolabile, la soluzione delle altre questioni. Qualunque volta il Governo tradisca il fine del Paese, il Dovere della Nazione, rivive in ogni uomo il debito di compirlo. E faremo per quanto è in noi di compirlo. Lo compiremo con nostre forze o costringeremo il Governo a compirlo.
È impossibile che la parte eletta del Paese, gli elementi nei quali più freme lo spirito dell'azione, i giovani, gli studenti, i volontarî, i figli del Popolo, si rassegnino lungamente a far del santo grido di Roma e Venezia una meschina ironia, una parola di delusione mormorata periodicamente su due sepolcri. È impossibile che i prodi di Magenta, Solferino e Palestro, si rassegnino lungamente a far la parte di protettori della frontiera per conto dell'Austria.