Programma semplice, chiaro, puro da un lato di reticenze ed equivoci, puro, dall'altro, d'ogni voce che accenni a sistemi non definiti e molteplici, capaci quindi di false interpretazioni e di suscitare calunnie e terrori. Le due parole aggiunte da molti in Francia alla parola repubblica, inutili e senza valore pratico, hanno scisso il campo e indugiato il lavoro d'emancipazione più ch'altri non pensa. Chi mai può in oggi sognare d'una Repubblica fondata, come nell'antica Venezia, sopra un patriziato che più non esiste? Chi può intendere l'Instituzione repubblicana, se non come fatto anzi tutto sociale e mezzo al rapido miglioramento delle misere condizioni economiche dei più fra i produttori? Ma chi può, d'altra parte, esigere dichiarazioni solenni di socialismo, prima d'aver detto a quale fra i tanti sistemi cozzanti l'uno contro l'altro egli attribuisca quel nome? E a che varrebbe l'accettazione di quella voce straniera, quando chi l'accetta la intende probabilmente in modo diverso dal vostro? I soli pegni efficaci dell'avvenire sociale invocato stanno nell'attiva predicazione delle idee ragionevoli, desunte dal moto dell'Epoca e dai serî lavori di quanti hanno cercato e cercano di definirlo: stanno nell'ordinarsi del Popolo alla solenne espressione de' suoi più urgenti bisogni, nella scelta accurata degli uomini chiamati a dirigere, nelle questioni proposte dagli elettori ai membri dell'Assemblea, che dovrà dettare il Patto della Nazione.
Azione rapida e aperta di quanti credono necessario il compimento dell'impresa nazionale, di quanti s'avvedono che il moto è veramente di popolo destinato a vincere. Le incertezze, il tentennare, il fanciullesco amor proprio di quei che indugiano a dar l'opera loro perchè jeri non credevano venuto il momento, non impediscono lo svolgersi dei fati, ma prolungano la crisi, irritano gli animi di quei che iniziano e cacciano il germe di categorie funeste in futuro. La legge dei sospetti in Francia ebbe origine dall'esistenza degli uomini del dì dopo. Nei grandi rivolgimenti nazionali è concesso, se conseguenza di convincimento, l'essere ostili, non l'esser tiepidi. Dove si tratta di cose che involvono la salute del Paese, ogni uomo ha debito di combattere per impedire, o di secondare; e quando un fatto appare inevitabile, unica via perchè assuma condizioni normali e s'inanelli alla vita del Paese, è quella d'accentrarvisi intorno e giovarne il pronto sviluppo: gli uomini o le classi, che per mal fondati sospetti o indegno egoismo si ritraggono e lasciano un solo elemento a compirlo, preparano gravi mali al Paese e a sè stessi.
Scelta dei pochi—dacchè la Dittatura è, in una impresa di libertà, illogica e pericolosa—chiamati a dirigere il moto fino al momento in cui, raccolta la Costituente Nazionale, il Paese esca dalle condizioni provvisorie e ripigli vita normale: da quella scelta e dai primi atti di quel piccolo nucleo dipendono il carattere dell'iniziativa e metà del successo. Di fede provata, d'immacolata onestà, d'intelletto diritto e logico, di tranquilla pertinace energia, incapaci d'odio e di spiriti di vendetta, quelli uomini devono conoscere le condizioni di Europa e sentire la forza ch'è nell'Italia: devono esser capaci di movere arditamente al fine senza guardare al di là del Paese; capaci d'intendere che l'Europa governativa oserà s'essi titubano, rimarrà inerte se si mostrano forti e decisi, capaci di sommovere i Popoli, se i Governi s'atteggiassero a offesa o minaccia.
Riunione di Commissioni numerose nelle diverse zone d'Italia chiamate dai Municipî, dai Consigli locali e dai Delegati dell'Autorità governativa, a dirigere inchieste sulle condizioni morali, civili, economiche delle loro zone e preparare materiali ai lavori della futura Assemblea. Commissioni siffatte gioveranno a rassicurare gli animi sospettosi, a determinare il fine del moto Nazionale e a invigilare a un tempo la condotta del Governo d'Insurrezione.
Ma, e anzitutto, coscienza, negli iniziatori, dell'altezza e della santità dell'Impresa. L'Italia e l'Europa devono avvedersi dal loro linguaggio e dai loro primi atti che, sacerdoti del Dovere Nazionale, essi sono migliori di quei ch'oggi lo violano o lo fraintendono: che essi sono deliberati di vincere, ma non oltrepassando d'una linea la condotta indispensabile alla vittoria: ch'essi combattono per l'onore della Nazione e lo mantengono puro, incontaminato d'ogni macchia d'odio, di vendetta, d'intolleranza: che vogliono fondare un Governo morale e sono morali: che intendono a conquistare libertà di coscienza, di parola, d'associazione, non per sè, ma per tutti: che intendono a rivendicare le frontiere d'Italia, ma senza usurpar sulle altrui: a riconquistar colla forza Roma, negata dalla forza alla Patria, ma senza persecuzioni alle altrui credenze e lasciandone la vita e la morte all'apostolato pacifico del pensiero: che amano quanti nascono nella loro zona e si prefiggono di migliorare le condizioni dei più, non di peggiorare quelle dei pochi: che, come aborrono dal monopolio privilegiato d'una classe sulle altre, aborrono dall'antagonismo tra classe e classe: che la loro è bandiera d'associazione, non di risse civili: che sorgono a compire una Rivoluzione Nazionale interrotta, non a ricominciarla o perpetuarla.
A questi patti s'ha diritto di vincere: a questi patti si vince.
AI MIEI FRATELLI REPUBBLICANI
DOPO LA PRIGIONIA DI GAETA [154]
Io devo, dopo oltre a due mesi di silenzio forzato, una parola sul passato e sulle condizioni presenti al Partito: e questa parola deve esser libera d'ogni riguardo fuorchè all'amor del vero.