[19] Un Francesco Crispi alquanto diverso da quello che, chiamato al governo del suo paese, ha rinnegato ogni insegnamento della fede che lo spinse alla generosa e nobile iniziativa.

[20] Vedi Risorgimento italiano, opera citata.

[21] Quel generoso moto di popolo che cercava la Patria—scrive il Saffi nel suo Proemio al vol. X, opera citata—era colpevolmente osteggiato dal Governo, e, peggio ancora, dalla fazione che ne aveva l'appoggio. E i faccendieri del conte di Cavour tentarono fino all'ultim'ora ogni via per distorre Garibaldi dal suo generoso proposito.—Leggasi pure Anelli, opera citata, voi. IV, capo IV.

[22] Leggasi il discorso di G. Nicotera alla Camera nella seduta del 21 marzo 1866.

[23] Vedi lettere del Cavour al Persano e al Villamarina, il Proemio al vol. XI e il Resoconto di Bertani e Garibaldi quivi riportato.

Che il Governo sardo non avesse creduto fin allora all'unità d'Italia, lo provano specialmente le pratiche fatte dal Cavour per indurre il Borbone e il duca di Toscana a confederarsi col re di Piemonte, il rifiuto della dittatura offerta dal Governo provvisorio della Toscana, e la vana ingiunzione fatta a Garibaldi di non varcare lo Stretto, mentre veniva chiesta con urtante insistenza l'annessione immediata della Sicilia. Vedi a questo proposito il Proemio del Saffi al vol. XI, pag. 70.

[24] Vedi J. W. Mario, opera citata, pag. 414.

Il Saffi nel Proemio al vol. XIII dice: «I ministri sardi scioglievano l'esercito meridionale, disarmando come gladiatori ribelli i patrioti che avevano gloriosamente combattuto le battaglie dell'unità nazionale.»—E Giuseppe Sirtori esclamava dinanzi al Parlamento nella seduta del 23 marzo 1861: «Noi fummo trattati non da amici, non da patrioti, ma da nemici.»

Leggasi pure il discorso di F. Crispi alla Camera nel 10 giugno 1862 ed il Risorgimento Italiano citato, vol. IV. pag. 34.

[25] Vedi Nota di G. Mazzini del 7 novembre 1861 ed altri scritti di quel tempo pubblicati nel Proemio al vol. XIII. Vedi pure corrispondenza tra il Mazzini e Kossuth intorno allo stato morale dell'Ungheria.