Da quei confessionali, d'onde pur troppo uscirono talvolta, violazioni del mandato di Cristo, insinuazioni di corruttela e di servitù, esce pure, non lo dimenticate, la parola consolatrice alle vecchie madri dei combattenti per la repubblica.

Fratelli nostri nella causa benedetta da Dio e dal Popolo! I vostri triumviri esigono da voi una prova di fiducia che risponda alle accuse, conseguenza d'un atto imprudente. Riconsegnate voi stessi alle chiese i confessionali che jeri toglieste. Le barricate cittadine avranno difesa dai nostri petti[97].

20 maggio 1849.

XVIII.

Popoli della repubblica!

L'austriaco inoltra—Bologna è caduta: caduta dopo otto giorni sublimi di battaglia e di sagrificî: caduta com'altri trionfa. Sia l'ultimo suo grido di guerra e vendetta per tutti noi: chi ha core italiano lo raccolga come un santo legato. Roma vi chiede, cittadini, uno sforzo supremo; e lo chiede certa d'ottenerlo, perchè il sangue versato dai suoi nella giornata del 30 gliene concede il diritto.

Colle adesioni al nostro programma, mandate quando cominciavano i dì del pericolo, voi avete dato bella e solenne testimonianza di fede concorde all'Italia e all'Europa. Noi vi chiamiamo a un'altra testimonianza, quella dei fatti. Sia pronto ogni uomo a segnare col proprio sangue la fede. Sorga ogni città, ogni borgo, ogni luogo, vindice di Bologna! Suoni ogni campana, il tocco dell'agonia che il popolo intima all'invasore straniero! Accendete sui vostri monti, di giogo in giogo, simbolo della fratellanza nell'ira, i fuochi che diedero, nel dicembre 1847, il programma della nostra rivoluzione! Sventoli per ogni dove, sulle torri, sui campanili, la rossa bandiera! Di terra in terra, di casolare in casolare, corra un fremito di battaglia! Sappiano il nemico, l'Italia, l'Europa, che qui, nel core della penisola, stanno tre milioni d'uomini legati in sacramento di tremenda difesa, decisi irrevocabilmente a combattere sin all'estremo, a sotterrarsi, anzichè cedere, sotto le rovine della patria! E, viva Dio, nessuna potenza umana potrà vietarci di vincere. Tre milioni di popolo sono onnipotenti quando dicono: Noi vogliamo.

Italiani figli di Roma! Militi della repubblica! Questa è un'ora solenne preparata da secoli; uno di quei momenti storici che decretano la vita o la morte d'un popolo.

Grandi e potenti per sempre o segnati per sempre del marchio di servitù; riconosciuti liberi e fratelli dalle nazioni o condannati alla nullità degli obbedienti al capriccio altrui: padroni di voi medesimi, delle vostre case, dei vostri altari, delle vostre tombe, o cosa e ludibrio d'ogni tiranno: raccomandati alla immortalità della gloria o della vergogna: sarete ciò che vorrete. Il giudizio di Dio e dell'Umanità pende dalla vostra scelta.

Siate grandi. Decretate la vittoria. Il popolo la conquistava agli Spagnuoli, ai Greci, agli Svizzeri: la conquisti all'Italia. I presidi, i commissarî straordinari organizzino l'insurrezione: si colleghino di provincia in provincia: traducano l'inspirazione di Roma: assumano dagli estremi pericoli poteri eccezionali, rimedî estremi. Il capo che cede, che s'allontana prima d'aver combattuto, che capitola, che tentenna, sia reo dichiarato. La terra, che accoglie il nemico senza resistenza, sia politicamente cancellata dal novero delle terre della repubblica. Chi non combatte in un modo o nell'altro l'invasore straniero, s'abbia l'infamia; chi, non fosse che per un istante, parteggia per esso, perda la patria per sempre o la vita. Sia punito chi abbandona al nemico materiali da guerra: punito chi non s'adopera a togliergli viveri, alloggio, quiete: punito chi, potendo, non s'allontana dal terreno ch'esso calpesta. Si stenda intorno all'esercito, che inalza bandiera non nostra, un cerchio di fuoco o il deserto. La repubblica, mite e generosa finora, sorga terribile nella minaccia.