N. 10-11. Richiamano agli aneddoti di quel Prete di Prizzi (prov. di Palermo), che, celebrando messa e voltandosi per dire Dominus vobiscum, vede che la neve caduta a falde ha fatta bianca tutta la parte visibile della porta spalancata della chiesa, e dice: Minchiuni, comu nivica! (Per bacco, come nevica!). — E un'altra volta, pur celebrando messa, ode che una tale litiga con la madre sua per affari domestici, e voltandosi pel Dominus vobiscum, dice a voce alta: Zitta, bagascia, cà mè matri ragiuni havi! Vedi Salomone-Marino, Aneddoti, Prov. e Motteggi, nn. XXXII e XXXIII. L'Arcipreti di Prizzi: e Lu Cilibranti di Prizzi, nell'Archivio, vol. III, pp. 573-75.
N. 13. Si narra di un giovanetto, che, ammonito dal maestro di far la pausa ad ogni punto o virgola o ad altro segno disgiuntivo, nol faceva mai; però il maestro l'obbligò un giorno a ripetere con la voce, dopo letta la parola, i segni tutti d'interpunzione. Il giovanetto eseguì, ma a certo punto capitatogli un bucolino (pirtusiddu) di un tarlo, che avea distrutto la sillaba pro della parola profeti, il giovanetto disse: C'è un pirtusiddu, e feti = V'è un bucolino, e puzza (Trad. di Borgetto).
N. 17. In Palermo è tradizionale la recita del rosario che si faceva ogni sera in casa di una povera famigliuola del Borgo, (in via Gottuso) chiamata Lombardo, donde il titolo di Rusariu di Lummardu. Eccone qua un saggio, che è uno de' «misteri gloriosi»:
«Gesù già risuscitau,
E di morti triunfau,
(Peppi, statti cuetu: 'un scuitari a Vanni......)
E di (da) re d' 'i triunfanti,
(Peppi, a tia dicu!)
Scarzarau li Patri Santi.
O gran Vergini Maria,