In vero, questi fatti poterono bene avvenire qua e là, e ripetersi con circostanze simili o analoghe, o non avvennero mai, e furono spiritose invenzioni di begliumori quando per mettere in burla gli abitanti d'un paese in voce di sciocchi e grossi di cervello, quando per deridere una classe di gente, quando per depreziare il prodotto d'un suolo. Veri o inventati, unici o no, propri o d'altrui, questi fatti piacquero, si raccontarono, e passando di bocca in bocca, di paese in paese, per la innata tendenza del popolo a personificare, a localizzar tutto, si individualizzarono sempre più, acquistando colori e circostanze locali. Così leggendo per avventura le storielle che hanno richiami nella rubrica delle Varianti e Riscontri[6], si vede chiaro che molti di questi Avvenimenti, tradizionali assai prima che il raccoglitore li scrivesse, erano stati raccolti e scritti da altri in Italia; e che qualcuno ci venne, nientemeno, dall'Oriente, culla d'una gran parte de' racconti che corrono presso i volghi di Europa.
Senza esagerare il valore, per altro abbastanza limitato, del presente libretto, vo' rilevare i nn. 1-3, 5 e 22, riferentisi a sacre rappresentazioni in Naso, Bronte, Aggira, Randazzo e, più che altrove, in Nicosia, celebre per la sua Casazza, rimasta insuperata finora tra noi[7]; ed il numero 15, che è un nuovo documento da aggiungere alla storia delle prefiche in Sicilia[8]. Parecchi racconti ricordano deplorevoli gare municipali[9], tutt'altro che cessate a' dì nostri[10]; e più d'uno, pei colori locali e per i caratteri personali che offre, conferma l'ignoranza e gli abusi di certi ecclesiastici dell'isola, contro i quali per parecchi secoli gridarono i sinodi e le costituzioni diocesane di Messina, di Patti, di Siracusa, di Catania[11], oltrechè di Cefalù, Girgenti, Mazzara, Monreale e Palermo.
L'edizione è fedelmente condotta sull'originale, e ne conserva la grafia tutta fino alle strane abbreviature ed agli accenti. Forse trattandosi di un ms. d'un secolo non lontano avrei potuto essere meno scrupoloso; ma confesso che non ho saputo farlo[12], considerando che gli scritti altrui vanno pubblicati come sono, e che la forma materiale d'una scrittura rivela, non meno che la sostanza di essa, la mente dell'autore. Nel caso nostro l'autore è uno de' tanti mediocrissimi scrittori siciliani del secolo scorso, il quale nel suo dettato conserva più o meno fedelmente le forme del dialetto, senza preoccuparsi di stile e di lingua; ma, in compenso, ha un po' di quella schiettezza ed ingenuità che spesso manca agli scrittori d'arte.
Avrei anche potuto lasciar da parte le pagine contenenti il Magnificat, la Sequenza dei morti, le Litanie e gli altri inni e preci latine solite recitarsi in chiesa; ma il latino in bocca al popolo è documento di demopsicologia, ed è un notevole contributo allo studio delle etimologie popolari, che oramai si avvantaggiano degli importanti lavori di Gustavo Andresen per la Germania, di Nyrop per la Danimarca, di Karlowicz per la Russia, di Palmer per l'Inghilterra.
Di note illustrative ho voluto esser parco; e la rubrica delle Varianti e Riscontri ho limitata, com'è mio costume, a sole cose italiane edite. Ma siccome ora l'una ed ora l'altra di queste capestrerie si raccontano alla giornata, così qualcuna di esse, come variante inedita, mi è piaciuto di riportare a documento della loro popolarità, ed a svago onesto di chi legge. Nell'indice ho creduto di apporre di mio i titoli ai racconti che nell'originale non ne hanno.
Palermo, 1 Gennaio 1885.
G. Pitrè.
Avvenimenti
Faceti
Per mantenere in ame-
nità innocente le one-
ste recreazioni