[145]Riforma cit., p. 113.
[146]«Scasciatu si dice quel denaro che dà il Senato ai chierici invece di franchigia». M. Pasqualino, Vocab. sicil., v. IV, p. 379, Palermo 1790. E meglio: «compenso in denaro che si paga agli Ecclesiastici per l'esenzione che debbono godere da' dazii pubblici». Santacolomba, op. cit., pag. 60. Questo pagamento o rimborso si faceva, come sempre le cose del Municipio di Palermo, con grande stento e ritardo: e la frase: pagari cu lu scasciatu, pei nostri vecchi significava: essere ritroso a soddisfare i debiti pigliando tempo quasi per aspettare la riscossione di ciò che era solito una volta l'anno. Traina, Nuovo Vocab. sic.-ital., p. 178, Palermo 1868.
[147]Provviste del Senato, a. 1779-80, p. 20.
[148]Provviste, a. 1793-94, p. 46.
[149]Provviste, 1798-99, p. 48. Nella Riforma cit. il Senato corrispondeva all'Arcivescovo onze 571,20 l'anno, cioè: 200 per gabella di fosse di neve; 200 per accordo di non vender neve nel suo palazzo; 171,20 per dette fosse (p. 21).
[150]Provviste del Senato, 1797-98, p. 738; 1798-99, p. 22.
[151]Atti del Senato, a. 1781-82.
[152]Provviste, 1783-84, p. 50. Nella Riforma cit. (p. 21) si facevano buone al Vicerè a titoli diversi di franchigie, onze 483,10.
[153]Sarebbe da aggiungere altra pagina d'ingiustizie se volesse dirsi della camorra che si esercitava dalla gente del palazzo del Vicerè e da quella dell'Arcivescovo a danno dell'Erario comunale. Il zagàtu, ossia monopolio dei generi, agevolava per varie forme e maniere questa camorra; del quale zagàtu vedi il cap. Maestranze.
[154]Se ne vuol sapere il perchè? Ce lo dice la Riforma cit. (p. 55): non era stata «ancora passata la corrispondente scrittura agli ufficiali del Maestro Razionale del Senato, e per conseguenza questi non avea mandato ancora la significatoria all'Officio del Tesoriere che avea l'obbligo della esazione...»: 1º Settembre 1788.