Qualche amico mi conforta dicendo: Servirà a dar una viva illustrazione di paesi che amate e che vi ricorderanno con affetto.
Pazzia è l'illudersi in tale speranza!
«Ciascuno è matto nella sua maniera».
Ripeterò anch'io la terza volta col Castello d'Alpignano.
La mia illustrazione non è Storia esatta del Piemonte, come un bel libro del Cibrario o del Ricotti; non è una descrizione particolareggiata e statistica de' luoghi, come il Dizionario degli Stati Sardi del Casalis, e nemmeno uno splendido complesso di letteratura e politica, come I miei tempi del Brofferio. Il mio scritto è un lavoro capriccioso, non altro: e il secolo, annoiato de' capricci, vuole cose serie.
Dunque io sono un matto. Mi si prepari una stanza nel Manicomio presso il prof. Bongiovanni, mentre io pazzamente pubblico un libro inutile. Nessuno ne farà ricerca; e i giornalisti cui lo manderò in dono perchè ne facciano cenno fra gli annunzi delle decozioni di salsapariglia e delle molte case disabitate da appigionare, se ne serviranno per accendere lo zigaro; o, a trarne miglior pro, come taluno già fece de' miei libri, lo venderanno per carta inutile.
LXI
Lasciamo le celie ora che ci traggono memorie severe alle foci della Dora. Voglio in pria far cenno dell'ultima volta che, da Susa per la strada ferrata tornando a Torino, m'incontrai col vecchio Giacomo, col bellicoso pastore di Bousson, che conoscemmo presso alle sorgenti del patrio fiumicello.
Lo rividi una bella sera di maggio del 1858. Trovandoci nel medesimo vagone, il buon vecchio, richiesto, mi parlò della figliuola Lucia, divenuta madre d'una pargoletta, e del genero Maurizio fattosi soldato nell'esercito italiano; e passando di discorso in discorso, egli mi espresse la soddisfazione che provava nella tarda età, potendo agevolmente dai monti di Susa con frequenti e rapide gite tornare agli allegri piani di Torino.
—Oh! mi diceva, se Vossignoria avesse conosciuto questi luoghi com'io li vidi fanciullo! Allora erano poche e recenti le strade carrozzabili. Ne' paesi alpestri si andava a stento per vie lunghe, tortuose, aspre e non sicure. Erano lente le comunicazioni, ed intricato il commercio. Quei telegrafi di legno, i cui pali salivano e scendevano nelle cime de' monti, che cosa erano mai, messi a riscontro coi fili elettrici, che attraversano valli, gioghi e mari, portando la parola colla rapidità del desiderio nelle più lontane regioni?