Duole il ricordare che il valoroso re Carlo Emanuele III facesse prigioniero nella cittadella il Giannone; ma più rincrescerebbe s'egli avesse consegnato l'illustre prigioniero alla Corte di Roma, che faceva strette istanze per averlo, al che assentiva il ministro d'Ormea, sperando forse in quel viluppo politico guadagnare un cappello cardinalizio.

I tempi progredirono ed assicurarono la libertà di coscienza, sì che se si vuole emancipare lo Stato dalla Chiesa, si vuole pure che la Chiesa sia libera nella sua azione, onde la formola: Libero Stato e libera Chiesa.

Il rimpianto Lorenzo Valerio proponeva al Parlamento che nella cittadella si cercassero le spoglie del prigioniero Giannone per onorarle degnamente.

Si adempia il nobile voto, mentre io mi accendo di sacro entusiasmo pensando che l'Angelo della morte, nel secolo XVIII, alle porte di Torino confondeva insieme le ceneri dei due Pietri, piemontese l'uno e napolitano l'altro, forse per annunziare che nel secolo xix l'Angelo della vita, ricco delle palme dei due martiri, nel luogo della loro morte, all'ombra del vessillo sabaudo avrebbe fraternamente congiunte le stirpi dell'Italia settentrionale e della meridionale!

Le potenze celesti, più giuste delle umane, proteggano la terra ove si compiono tanti e sì generosi sacrificii, e dove si rinnova la civiltà della magnanima nostra nazione!


CAPITOLO QUINTO

TORINO