Tasso, Chiabrera ed Alfieri ci danno lieti ricordi: non così l'italico Tirteo Giovanni Berchet, che sotto i pioppi della Dora lamentava la patria, nè così la gemebonda Torino che piange sui 200,000 morti, sepolti nel prossimo cimitero, costrutto sui piani incantevoli dell'antico Parco e benedetto nel 1829.

XXXI.

Il busto del marchese Tancredi Falletti di Barolo, ch'ebbe tanta parte alla erezione di quel funebre edifizio, ammirasi nella chiesuola del Santo Sepolcro annessa al cimitero, dove si giunge per ombroso viale e si entra per due cancelli.

Al limitare di quel campo di riposo leggesi la iscrizione del Boucheron che conforta nella fede i visitatori: Locus religiosus ossibus revicturis ad quietem datus. Alta croce di pietra su d'un rialto, centro a quattro viali di cipressi, s'alza nel mezzo del campo. Gli corre intorno un muro adorno di lapidi e sculture entro nicchie e cappellette, in faccia alle quali stendonsi altrettante aiuole ove stanno i sepolcri di privata proprietà; e tutta la parte centrale del cimitero è occupata dai sepolcri comuni.

Non bastando però quello spazio ai rapidi trionfi della morte, il Municipio torinese provvide all'ampliamento, e ne affidò la cura all'architetto Carlo Sada. Fu aggiunto al Camposanto in forma di parallelogramma un maestoso ordine di portici diviso in duecento sessantanove arcate con edicole e cappelle acconcie ai monumenti. Catacombe sono incavate sotto i portici, e fra questi e le vie occupato è lo spazio da sepolture private e da marmi storiati.

In quel regno della morte i recinti destinati alle diverse professioni religiose sono congiunti da una muraglia comune, espressione della carità che tra fiori e cipressi accoglie amorosamente insieme tutti i figli dell'uomo.

Visitando i chiostri della necropoli torinese ammirai un Panteon dell'arte italiana che desta patrie memorie coi nomi piamente scolpiti ne' marmorei monumenti.

Colà sono sepolti statisti e guerrieri che lamentiamo sempre come recente sventura della nazione, Barbaroux, Pinelli, Santa Rosa, Gioberti, Bava, Poerio, Siccardi, Maestri, La Farina, ed Emilio e Alfredo Savio, che, fratelli di sangue eroicamente versato in Ancona e Gaeta, hanno comune la tomba.

Sono sepolti uomini, i cui ammaestramenti educarono la presente generazione: Boucheron, Biscarra, Buniva, Martini, Genè, Paravia, Plana e Riberi.

Sono sepolti poeti e scrittori, le cui pagine onorano la nostra letteratura, Grassi, Berchet, Pellico e Bertolotti.