lessi nella colonna che, simulacro di futuro monumento, fra due cipressi fu innalzata sulle fôsse in cui giacciono gli uccisi dal piombo fratricida.
Erano corsi alcuni giorni dal lagrimato loro anniversario ed ancora si vedevano i segni della mestizia cittadina. Dal sommo della colonna pendevano i lembi d'un velo nero, e su gli scalini del piedistallo, coperto di negri panni erano sparse parecchie corone e sorgeva uno stendardo coll'impronta del caduceo e la scritta: Giovani del Commercio di Torino.
Una giovane donna vestita a gramaglie con in mano il rosario era genuflessa sovra una di quelle fôsse, da cui sorgeva modesta croce congiunta al tronco d'un salice. La mesta pregava e singhiozzava; e frattanto a' suoi fianchi bionda fanciullina appendeva corone di fiori ai ramoscelli del salice.
Mi appressai, e benchè la sua beltà fosse ormai sfiorata dal dolore, io la riconobbi. Era la Lucia di Bousson, la figlia del pastore Giacomo.
—Lucia, anche voi qui ...! le dissi, già commosso per la risposta amara che aspettavo.
Ella, pallida e lagrimante, levò gli occhi dalla fôssa; ma, immersa com'era nel dolore, non mi ebbe tosto riconosciuto. Allora io soggiunsi:
—Non ravvisate colui che accoglieste ospitalmente nella capanna paterna, là presso alla sorgente della Dora?
—Oh sì!;—ella rispose, traendo un profondo sospiro: e, stanca di affanno e di pianto, andò a sedere sui prossimi scalini del piedistallo seco traendo la fanciulletta, mentre l'andava amorevolmente accarezzando.
—Oh sì; riprese Lucia: è proprio lei che mi rivide a Bussoleno tutta festevole, quando andavo a nozze col mio buon Maurizio ... ora qui sepolto!
—Infelice!