Nelle quali brevi parole sono maestrevolmente toccati i quattro importanti avvenimenti che alla posterità volevano essere ricordati.

Bellum Victoria peregit.—La gloriosa giornata dell'Assietta che fe' cessar le armi.

Pacem hymenæus perennem.—L'imparentarsi delle corti di Spagna e di Piemonte che suggellò la pace d'Europa.

Se non che l'abate Regis, se fu buono epigrafista, fu però cattivo profeta.

Strana coincidenza! Nel vestibolo del già ricordato civico palazzo di Susa, di riscontro appunto alla lapide del Regis, se ne conserva un'altra, nella quale la città di Susa, memore forse di essere stata la sede del Re Cozio e della Contessa Adelaide, così si esprime a nome di tutto il Piemonte:

LA NAZION PIEMONTESE
DEBITRICE DELLA SUA LIBERTA'
ALLA REPUBBLICA FRANCESE
LE GIURA
SUA ETERNA RICONOSCENZA
LI 16 FRIM. AN. VII. REP. I DELLA LIB. PIEM.

Tanto è! Si sperò che il trattato di Aquisgrana e l'augusto imeneo festeggiato nella Pieve d'Oulx sarebbero stati auspici di una pace perpetua, pacem perennem!

A mostrare quanto siano corti gli intendimenti umani, ecco sopravvenire in meno di mezzo secolo la rivoluzione francese, che abbattendo troni, lacerando trattati e creando repubbliche, non lascia sussistere di tanti vaticinii che la fallace epigrafe ed il ramoso tiglio al cui rezzo io meditai e scrissi.

O vecchi Ulciesi! venite a riposare le stanche membra all'ombra del caro tiglio.

O giovanetti e giovanette Ulciesi! venite ad intrecciar caròle intorno al mio tiglio, e inaffiatene il ceppo e coronatene i rami colle vostre mani: imperciocchè il tiglio secolare della deserta Pieve di S. Lorenzo, ben più che una pianta, è un volume di storia patria.