«Correva l'anno 1453, e Renato, duca d'Angiò, disegnava calare in Italia con tre mila e cinquecento cavalli, quando Ludovico, duca di Savoia, gli contrastò il passo ne' suoi Stati. Per questa opposizione e per certi altri dissapori, tra Ludovico ed il Delfino di Francia, i paesi limitrofi dovettero andar soggetti a frequenti trambusti. Messi furono a sacco alcuni villaggi sul confine degli Stati savoiardi verso il Delfinato, fra' quali Exilles, o Issilie, ultima terra della provincia di Susa. Avvenne ora, che ritornando cert'uni da quella guerra, passarono per Torino il sei di giugno, circa l'ora ventesima dei giorno, conducendo seco sur un mulo le spoglie del saccheggiato Exilles, fra le quali si celava la sacra pisside ed ostensorio tolto alla chiesa parrocchiale di quel paese. Giunti di rimpetto alla chiesa allora dedicata a San Silvestro, ad un tratto il mulo si ferma, stramazza al suolo, nè punto valgono a smuoverlo le minaccie e le percosse. Si apre di per sè stessa la salma, fuori ne svola l'ostensorio contenente l'ostia santa, ed in alto poggiando, d'insolita luce risplende.»
Lascio il miracolo sotto le arcate della chiesa parrocchiale, perchè la mia operetta non si vada a pungere fra i pruni delle controversie religiose e le requisitorie del fisco, come toccò al Guerrazzi; e ringrazio il buon curato d'avermi nella sua chiesa condotto alla cappella di San Rocco, ove è tradizione venisse rapita la sacra pisside: e quivi mi additò sull'altare un quadro ch'esso miracolo rappresenta.
XV.
Uscito di chiesa, in compagnia di un libro di storia patria, mia assidua lettura, trassi ai prossimi colli, che colle antiche selve e colle acque mormoranti mi ricordavano le balze pastorali d'Arcadia.
Era un giorno splendidamente sereno, e un'aria tepida e soave, carezzando erbe ed acque, m'induceva nell'animo affaticato così dolce quiete, che mi assisi appiè di ombroso faggio, e, fattomi guanciale del libro, mi addormentai.
XVI.
L'ASSIETTA.
Sognai ... i sogni dei poeti sogliono essere frequenti di visioni, e fu tale il mio nell'Arcadia d'Exilles.
Mi sentii trasportato a quattr'ore di cammino fra Exilles e Fenestrelle, su d'un colle fremente di guerra. Io mi sentiva levato sul colle dell'Assietta, cerchiato di povere trincee senza fossi e palizzate e senza artiglierie; ma lo fortificava più che mai la bravura dei soldati piemontesi, che, dal conte di Bricherasco capitanati, difendevano il varco delle Alpi contro la cupidigia dei vicini stranieri.