Qualche anno ancora, e, quasi pigmeo di costa a un gigante, il traforo di Touilles si troverà a confronto col traforo impropriamente detto del Cenisio, che a breve distanza da Oulx, internandosi nelle viscere delle Alpi fra Bardonecchia e Modane, sarà vero miracolo dell'arte moderna, nuovo monumento dell'audace ingegno italiano, e uno de' più bei vanti della costituzionale monarchia Sabauda.
Lo scarpello del Rameau e la macchina di Sommeiller, Grandis e Grattoni daranno la misura de' mirabili progressi che in poco più di tre secoli ha fatto l'industria umana!
XXI.
Fatte da Exilles due miglia di piacevole cammino, giunsi all'allegro Chiomonte (caput montis), bel paese di due mila abitanti, sulla riva destra della Dora, coronato di eccellenti vigneti, che, in ispezie quelli della collina meridionale, danno vini squisiti.
S'incontrano ad ogni passo i tralci delle viti, che serpeggiano su per le pareti delle case, e vi si avviticchiano intorno alle mura; qua densi pergolati ne ombreggiano la via, colà a modo di tappezzerie pendono pampinose ghirlande dai tetti e dalle finestre. Insomma Chiomonte è la festa delle vendemmie, dove Redi e Meli, questi due poeti dei baccanali di Toscana e di Sicilia, avrebbero facilmente trovato da aggiungere qualche nuova pagina ai loro celebrati ditirambi.
Sui gioghi vicini sorgono noci e castagni di smisurata grandezza, e sulle più alte cime veggonsi folte selve di abeti e larici, nido ai camosci, desiderio ai cacciatori. Presso l'Assietta vi hanno due laghi; e diversi torrenti mettono foce nella Dora.
Uscito di Chiomonte per avviarti alla vicina Susa, ti si fanno innanzi a destra due picchi di montagna, dalle cui vette si vede la valle di Fenestrelle, e a sinistra Giaglione, cogli annosi castagni. Indi si passa pel villaggio Gravere, e quivi alpestri spelonche mettono nell'animo sublime orrore; ed il torrente Gelassa romoreggiando ricorda i danni che cagionò co' suoi straripamenti, ed ora arginato da robuste muraglie scorre sino a Susa e va a mescolarsi con le acque della nostra Dora.
XXII.
Seguendo sul territorio di Gravere il corso del torrente Gelassa (memorabile per lo scontro avvenutovi il dì dell'Ascensione del 1800 fra le milizie austro-sarde e i soldati di Bonaparte, che sotto il comando del generale Taureau calavano dall'alto Delfinato, mentre il grosso esercito valicava il San-Bernardo), fatte dal Monginevra sedici miglia, rientrai lieto e ricco di memorie nella regale città di Cozio, e tosto corsi a salutare l'arguto poeta delle Alpi, il caro Norberto Rosa, forte con lui rammaricandomi, che una valle così illustre per guerre e per paci gloriose, così poetica per tremende e pietose istorie, una valle così simpatica per la maestà de' suoi monti e delle foreste, per la varietà de' colli, la vivace e cortese indole degli abitanti, come questa dell'alta Dora, sia corsa e visitata così poco da chi cerca acque fresche, aure soavi, ameni luoghi e salubri nelle estive pellegrinazioni. Colpa forse del non trovarvisi, neppure nei villaggi più frequenti di commercio, in bene acconce locande e altri luoghi di tal fatta, quei conforti, che oggimai sono diventati necessità della vita.