Suonava a distesa la campana del Comune, e dal palazzo civico movevano il sindaco e i consiglieri, preceduti dal mazziere e seguiti dal banditore con dietro le spalle a tracolla lo stemma gentilizio di Susa, rappresentante due torri con attorno le famose parole in flammis probatus amor, che ricordano gli incendi del Barbarossa e la concordia dei Susini nel riedificare la smantellata loro patria.
Rullavano i tamburi della guardia nazionale, e indi a poco i militi cittadini si mostravano schierati in bella ordinanza, preceduti dalle musiche, che spandevano liete armonie per le strade e per le piazze frequenti di popolo non pur della città e dei dintorni, ma delle più rimote parti della provincia.
II.
Susa da gran tempo non avea tanto tripudiato nè per sì bella e nobil cagione, imperocchè in quel giorno ella celebrava il solenne aprimento della strada ferrata, che da Torino mette alle falde del Cenisio, e che in appresso, penetrando entro le viscere delle Alpi, si distenderà fra le galliche genti, e cogli alternati benefizi del rapido commercio, stringerà in bel consorzio popoli diversi di stirpe e di favella.
La immensa folla, pregustando così fausto avvenire, trae allo scalo, dove si vede da lontano il fumo delle caldaie e s'ode il rumore delle ruote, ripetuto dall'eco delle valli; e già il sibilo della macchina a vapore annunzia l'arrivo delle locomotive.
Gli spettatori stanno intenti con religioso silenzio, e, all'apparire del primo carro, prorompono ad una voce:—Evviva il Re! Evviva Vittorio Emanuele! Questo unanime grido suona iterato al mostrarsi del Re, che innanzi ad un altare, fra le benedizioni de' sacerdoti e l'esultanza del popolo, veniva appie' delle Alpi ad iniziare i nuovi trionfi del nostro commercio e dell'industria, ed a provare come fra noi intorno al trono della stirpe sabauda fioriscano ad un tempo le arti della guerra e quelle della pace.
—Non si comincia bene se non dal Cielo—sclamò monsignor Vescovo, e intonò preci e benedizioni; e il Re colla destra su l'elsa della spada, vigile custode delle Alpi, aveva allora a' suoi fianchi la rimpianta regina Maria Adelaide, purissimo angelo, che pregava per la reggia e pel popolo.
Quei due augusti, prostrati innanzi ad un altare, alle falde del Cenisio, ci ricordavano la contessa Adelaide e Oddone di Savoia, che otto secoli addietro inauguravano lungo la Dora un nuovo ordine d'imperio e di prosperità.
III.
Ma ecco le ampie arcate dei magazzini dello scalo trasformate in eleganti sale, ornate di arazzi, di verzure e di bandiere tricolori; ecco imbandito uno splendido simposio, a cui siedono i ministri, le autorità e le persone più ragguardevoli del paese e della provincia, deputati e senatori, e gli scrittori de' giornali torinesi; e i fratelli Carlo e Giorgio Henfrey, che impresero a disegnare e condurre con solerzia ed amore la via ferrata, ed ora, colà, quasi in propria casa ospitalmente la festeggiano; e perchè al convito non manchi il sorriso delle grazie, vi ammiri le colte e leggiadre consorti degli ospiti gentili, rose pellegrine d'Albione, rimbellite sotto il cielo d'Italia.