Dalle ghiacciaie del Rocciamelone scendono abbondevoli acque con gran fracasso entro la caverna, e raccoltesi in diversi bacini incavati dalla natura e dal tempo, si riversano sopra lisce pietre marmoree, e all'ingresso dell'Orrido scorrono spumeggiando fra le ruote d'un molino presso una povera casetta, di là dal ponte che traversa il torrente. Così il letto di queste acque fosse men basso, chè potrebbero fecondare i vicini campi!

Uscendo dall'Orrido levai gli occhi ad ammirare le pittoresche rocce che spaccate in cima lasciano intravvedere un po' di cielo, e in quella vidi un'aquila che aveva in becco un serpentello. Rimasi attonito, e una vecchierella che filava presso la casa del molino:

—Non abbia paura, mi sclamò, chè San Basilio protegge questi luoghi dai serpenti. Guardi quel masso a pan di zucchero che è di contro a noi, e vedrà una striscia bianca. È quello il segno rimasto d'un terribile serpente che infestava le circostanti borgate.

A queste parole della vecchia, Norberto Rosa, che avevo al fianco, crollava il capo ghignando.

Io guardai e vidi veramente quella striscia bianca, che appellasi comunemente il serpente di San Basilio. È una venatura del sasso, la quale somigliando ad un lungo rettile, ha dato occasione alla leggenda riferitami dalla credula vecchierella di Foresto.

III.

Presso a Foresto veggonsi cave di marmi bianchi e verdi, che servono all'arte: e in quel paese come a Carrara, di frammenti di marmo splendono anco le più umili case.

Andammo alla villa dell'avvocato Luciano Genin sindaco del paese: ella ride fra le reliquie d'un tempio sacro alle Dee matrone, secondo si ritrae dalle iscrizioni di parecchie lapidi scoperte ivi in un giardino. Trovai già memorie di queste divinità salutari sulle cime del Monginevra; ma in Foresto direbbesi che duri tuttavia il loro culto, e il risorto loro santuario sia la villa Genin.

In sull'imbrunire, stando noi per accommiatarci, i nostri gentili ospiti, in compagnia del gioviale parroco del paese, ci condussero fino a notte fra i meandri de' boschetti e le aiuole del giardino, e quindi, come per caso, ci fecero riuscire in un pergolato sotto la cupola fronzuta d'un verde pinacolo, che rischiarato da molte faci, offerse la vista d'una lauta cena, quasi per virtù d'incanto imbanditaci e presieduta dall'amabile consorte del sindaco, vera dea matrona del luogo.