—Qui, sclamava con voce affannosa, qui, nella chiesa l'acqua si era levata all'altezza di un metro e mezzo, e sovr'essa galleggiavano travi e ruote del molino colle croci, e i candelabri, e gli arredi della casa del Signore.—
Così dicendo il buon pastore dai bianchi capegli, sembrava afflitto come se ancora lo ferissero i lamenti del suo gregge, e l'onda sacrilega si agitasse intorno agli altari.
Domandai al prevosto se erasi preso alcun provvedimento o riparo contro alle nuove inondazioni e ai danni del torrente.
—Nulla, mi rispose reciso: quattro inondazioni sopravvennero di poi con danno gravissimo.
—Che si avrebbe a fare?
—Rompere la Roccaforte che chiude l'imboccatura del torrente, e basterebbe.—
Mi accommiatai dallo zelante prevosto augurando che il suo desiderio si adempiesse o che altro rimedio si trovasse alla salute del villaggio.
VIII.
Il sole era tramontato dietro i gioghi del Cenisio, e la notte stendeva le tenebre sulle capanne di Chianocco. Lo splendore delle stelle, il lume delle lucerne dei casolari riflesso nelle invetriate, e le lampane appese nella via a divote imagini, rischiarando que' luoghi alpestri, insegnavano il cammino al mio cicerone, il dottore, che andava visitando alcuni infermi. Accompagnandolo al salutare ufficio entrammo in una casa rischiarata da insolita luce, e quivi ci si offerse una scena quale in vita mia non vidi mai.
Un gatto nero dagli occhi scintillanti miagolava fra gli arnesi della cucina, in mezzo alla quale ardeva gran fiamma sotto un paiuolo pieno d'acqua. Uomini e donne, armati di bastone, vi si affaccendavano intorno e attizzavano il fuoco. La più attempata di quelle donne, mormorando parole misteriose, gettò nel paiuolo a determinati intervalli sette piccoli chiodi, sette ramoscelli di rosmarino, sette foglie di malva con altre erbe. Mentre il paiuolo bolliva, tutta quella gente con piglio sdegnoso faceva intorno una sorta di ridda, battendo sul paiuolo con ripetuti colpi di bastone.