—Quello è Orlando, mi disse.

E accennando dove io sedeva:

—Questo è il sasso spaccato da Orlando Furioso.

Alle parole del colono, meglio che alla lezione d'un retore, io mi sentii spirare d'intorno un'aria piena di romanzesca poesia; imperocchè dalla leggenda del villano traluceva una cara pagina dell'Ariosto, trasportata sulle rive della nostra Dora e vivificata negli affetti del buon popolo alpigiano, che intorno a quel sasso e innanzi alle reliquie di quel dipinto ricorda le corse vittoriose fatte in Val di Susa da Carlomagno e da' suoi paladini.

Al mormorìo delle limpide acque della Dora, e in cospetto alle folte selve che colà ammantano i circostanti piani e le pendici, io immaginava una spelonca presso il sasso famoso, e deliziandomi in tali immagini, ripeteva con l'Ariosto le soavi parole di Medoro[18]:

Liete piante, verdi erbe, limpide acque,
Spelonca opaca e di fredde ombre grata,
. . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . .
Io povero Medor ricompensarvi
D'altro non posso, che d'ogni or lodarvi;

E di pregare ogni signore amante,
E cavalieri e damigelle, e ognuna
Persona, o paesana e vïandante,
Che qui sua volontà meni o fortuna;
Ch'all'erbe, all'ombra, all'antro, al rio, alle piante
Dica: Benigno abbiate e sole e luna,
E de le Ninfe il coro, che provveggia
Che non conduca a voi pastor mai greggia.

XVI.

Mentre io m'inebbriava negli estri d'Ariosto, e mi vedeva innanzi Orlando investito dalle furie della gelosia, ecco all'improvviso avanzarsi a cavallo, e con grande celerità, un giovane animoso, scintillante negli occhi neri. Era il dottore Rumiano, mio conoscente, che in atto amichevole veniva a stendermi la destra, e, sapendo i miei desiderii, profferivasi di guidarmi sulla riva sinistra del fiume ad una grotta memorabile, un tempo abitata da un santo, onde si è diffusa nel popolo una pia tradizione.

Accettai di buon grado l'invito. Salutammo Villarfocchiardo, i suoi annosi castagni e le reliquie dì due antichi monasteri benedettini; e quindi varcammo la Dora sul ponte della Giaconera, bellissimo ponte in pietra a tre archi, che illustra il regno di Carlo Alberto, e costò poco meno d'un milione di franchi e l'opera di sei anni. Al di là del ponte toccammo Borgone, dove a piè d'ignudo poggio coronato da solitaria torre mi fu additata l'allegra villa di Enrico Montabone, ricco uomo, la cui più preziosa gemma è la bella e colta sua consorte.