Nel giugno del 1862 egli mi aspettava nel suo Cantamerlo e preparava preziose notizie a fecondare il mio lavoro. Ahimè! mi giunse in Torino la notizia della sua morte, e la penna con cui descriveva le regioni della Dora mi cadde di mano sulle pagine bagnate di pianto, nè più seppi ripigliarla, se non quando le recenti calamità toccate al Piemonte mi consigliarono a dire qualche parola di conforto a questa magnanima terra subalpina, gravemente offesa.
Ben meritò il lagrimato amico che di lui scrivesse Giuseppe Revere:
Schietto il cor, mesto il labbro, e il ratto ingegno
Ricco di argute fantasie gioconde
Ebbe questi che morte ora n'asconde,
Non ancor giunto al suo maturo segno.
Amò l'Italia, . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . .
Amò l'alpe natìa donde s'affretta
La Cozia Dora a disposarsi all'acque
Del fiume che il suo mare alto richiede.
Amò quell'arte che pungendo alletta,
Nè giammai per paure il vero tacque
Cui sacrava l'intrepida sua fede.
XXIV.
L'ottimo Norberto Rosa mi parlava spesso dei miglioramenti introdotti nell'amministrazione della provincia di Susa, e si doleva che dalla sorgente della Dora sino a Torino non ancora fosse instituito un Asilo infantile, che, abbattendo volgari pregiudizi e diffondendo i germi di una saggia educazione, preparasse ai figli del popolo un avvenire degno dell'uomo.
Egli si era più volte adoperato a dotare di un Asilo le rive della Dora; ma egli è morto, senza che i suoi voti fossero esauditi.
Un dì mi disse: "Va a confortarti di tale mancanza in Giaveno, ove vedrai un Asilo infantile fondato nell'agosto del 1859."