—Dunque, vostra signoria saprà, meglio di me, perchè il marchese sia in così cattiva condizione, non parlo già delle ferite, chè di quelle tosto si guarisce…

—Volevi dir del matrimonio?

—Di quello, voglio dire. E mi raccontava Omobono, che il Palavicino voleva venir tosto a Milano, e non c'era chi potesse trattenerlo, se il chirurgo non gli avesse messo due uomini a far guardia.

—Il caso di quel giovane è ben grave.

—Ebbe per altro un gran torto nel fermar gli occhi sulla figlia del
Bentivoglio.

—E che volevi?

—Dovea pur pensare, ch'era assai poca cosa la sua corona di marchese; e che ce ne voleva una da re in testa. Egli è vero bensì che un giovane non è poi obbligato ad avere il sangue freddo del sindaco dei mercanti, e che non trattavasi già di comperare un moggio di segala, chè allora si fa quel che conviene. Ma intanto, ecco qui uno di quegli affanni cocenti, de' quali io mi tenni sempre in guardia, benchè non abbia nè il senno, nè la trippa del sindaco.

—Lo sapevo, disse allora il Morone, come se pensasse tra sè, che codesto matrimonio lo dovea cuocere fieramente.

—E la figlia del Bentivoglio è in peggiore acque assai; non so se vostra signoria abbia veduto il Baglione; ma l'ho veduto io, a Lodi, qualche giorno fa, dove mi recai per dar qualche ajuto ad un galantuomo di qui, che aveva a difendersi contro un birbante di là, e se anche non si sapesse quel che ognuno sa di lui, basterebbe vederlo per mettersi tosto in guardia, quantunque sia vecchio assai, e mi somigli una imposta tarlata che non stia bene sulle bandelle.

Il Morone continuava intanto a misurar la camera con que' suoi passi brevi e svelti, e stava sull'ale per cogliere il momento opportuno di gettar la semente nel solco.