E gli evviva e le acclamazioni tornarono ancora ad echeggiare in quello stanzone a volta.

Ma di mezzo al frastuono uscì improvvisa una voce assai alta a comandar silenzio, e sull'uscio di quello stanzone comparve un uficiale del consiglio accompagnato da sei fanti della Republica.

Quell'uficiale s'innoltrò nello stanzone, fece venire innanzi i sei fanti; l'uno dei quali portava un piccol sacco sotto il braccio, chiamò il caposquadra, e gli disse:

«La Republica vi manda cinquecento ducati per distribuire a questa brava gente.»

Un altro grido si alzò a queste parole.

«Zitto, ascoltatemi,» continuava l'uficiale; «è comando espresso dell'eccelso consiglio dei Dieci che quanti v'hanno soldati delle galere tutti si raccolgano quest'oggi nelle caracche, e si rechino a Malamocco. È pure espresso comando dell'eccelso consiglio che fra un'ora sieno spiegate le vele.»

A queste parole tutti si guardarono in viso maravigliati. In prima si fece un profondo silenzio, poi cominciò un bisbiglio che a grado a grado finì in un frastuono altissimo. Allora il caposquadra disse queste parole all'uficiale:

«Non vi maravigliate, messere, ma questa brava gente sperava quest'oggi, com'era ben ragionevole, di assistere all'incoronazione dell'amato lor generale.»

«E vi assisteranno quando sarà il dì;—per oggi non si fa nulla.»

«Nulla!»