«Oh maledetto il dì e l'ora ch'io misi il piede in quella stanza dove, mal mio grado, mi avete mandata, e dove, senza ch'io me l'attendessi, mi son trovata faccia a faccia con quel tristo….»
«Io non ci ho colpa nessuna.»
«Se voi non foste stata, io non sentirei adesso salirmi sul volto il rossore della vergogna, io non soffrirei queste pene d'inferno.»
Giunta ad Angera, volendo evitare le occasioni di trovarsi ancora col Fossano, erasi presentata all'eccellentissima duchessa Caterina Visconti, supplicandola, col mettere innanzi motivi di salute, le volesse concedere di tornare a Milano; la qual cosa non essendole stata rifiutata, la contessa Giulia era già in pronto di partire, nel punto che il Fossano arrivò. Tra le gravissime dame che formavano il corteggio e gli illustri cavalieri, non mancò chi parlasse a lungo di quell'improvvisa risoluzione, e ne ridesse anche un poco, tanto che il Fossano ebbe ad indispettirsi, considerando ch'egli pure tra breve sarebbesi presentato al duca per impetrare ciò che la bella contessa aveva già domandato ed ottenuto.
Il Malumbra intanto, sempre fingendosi altro da quello che era veramente, non cessava di raccomandare al Fossano, si guardasse dal mettere sotto la vista di tutti la sua Valenzia, che continuando a vivere in quell'isola di San Giulio, non avrebbe potuto esimersi dal ricevere molte visite che in breve avrebbero propalato chi era la donna sua e mille altre cose, di cui era assoluta necessità continuare a far mistero; però misurasse le parole nel domandare la licenza al duca, e piuttosto che affrettarsi col rischio di destare sospetti, tirasse la cosa d'oggi in domani finchè si presentasse la bella opportunità di allontanarsi dalla corte.—Il Fossano aveva, durante il viaggio, detto al Malumbra che bramava di condursi a vivere lontano dal mondo colla sua Valenzia, e quel dì medesimo voler trarre a fine il suo desiderio.
Verso sera seppe il Malumbra dal Fossano che per quel giorno non aveva mai potuto trovare il momento opportuno di parlare al duca, che però l'avrebbe potuto quella sera medesima, e che sperava ritornerebbe il dì dopo all'isola per non partirne mai più. Il Malumbra fece suo pro dell'avviso; avendo già da qualche tempo fisso un suo disegno, aveva tutto in pronto perchè nulla potesse mancare quando i momenti fossero per incalzare. Una cavalcatura l'attendeva a tutte le ore, una barca sul Verbano era continuamente a sua disposizione; e un'altra pure sul lago d'Orta; quella sera alle ventitrè si partì d'Angera, e a notte chiusa fu di ritorno all'isola di San Giulio.
VII
INSIDIA.
Qui c'è forza rifarci indietro un momento. La sera prima quando il Malumbra toccò, per la prima volta, l'isola di San Giulio, anche il Bronzino metteva il piede in Vall'Intrasca, difilato all'abitacolo, dove sapeva trovarsi il suo signore, e contento d'avere a riferirgli qualche cosa che forse gli sarebbe tornata ad utile. Carlo Visconti, essendo già calata la notte, pieno d'impazienza, era stato costretto a ridursi in quel covo miserabile, e pensava ai motivi che potevano aver fatta ritardare la venuta del Bronzino, quando sentì un colpo alla porta, e un momento dopo se lo vide innanzi.
«E così?» gli domandò il Visconti volgendogli un viso più pallido del solito.