«Usciamo un tratto di qui, e conducimi da lui.» Ma nell'istante che uscivano, al Malumbra venne un altro pensiero che lo sconsigliava del suo infame attentato. Intanto che il tristo uomo se ne sta irresoluto, a noi tocca ritornare ancora al silenzioso lago d'Orta.
La sera del giorno prima il Fossano, come già aveva detto al Malumbra medesimo, si era presentato all'eccellentissimo duca Galeazzo, e seppe così bene mettere innanzi la sua preghiera, che il duca, quantunque con moltissimo suo dispiacere, gli dovette concedere di assentarsi per qualche tempo dalla corte. Così dispose partire per il dì dopo, se non che avendo dovuto accompagnare il duca ad Arona, e fermarsi colla corte colà sino alle diciott'ore circa, dovette protrarre sin quasi verso sera la cavalcata ad Orta, onde finalmente, colma l'anima di quella contentezza che troppo rare volte prova l'uomo in questo mondo, si fece condurre all'isola. Il suo amore per la bella contessa Giulia, come il lettore può benissimo essersi accorto, non aveva giammai invaso interamente il cuore d'Alberigo; s'era trovato preso dall'artificio di una donna, e d'altra parte per quella cedevole bontà che, quando è soverchia, è causa talvolta di grandi errori, non seppe mostrarsi scortese a quella calda profferta d'amore che gli era stata fatta. Ma la sua passione, come quei frutti cresciuti d'inverno al calore della stufa, e per nulla giovati dalla feconda vampa del sole, era sempre stata una certa cosa così a mezzo a mezzo, ed alla quale non è facile trovare il vero nome. Non si deve dunque durar molta fatica a farsi capace di quel suo rapido ritorno all'amor vero che con tanta forza già aveva sentito per Valenzia, e che soltanto per quegli alti e bassi che sono nell'umana natura, aveva potuto freddarsi un momento. Con un ardore indicibile egli stesso in quella sera diè mano al remo per giungere più presto all'isola, e intanto pensava:—No, non avrò più a vivere in timore di te, Valenzia mia, io ti veglierò sempre da vicino nè speri d'averti mai il tristo figlio di Bernabò, se avvisato dell'esser tuo da qualche spia d'inferno, è venuto per te appunto in questi paesi.—
Questo pensiero gli venne spontaneo alla mente pel gran discorrere che in quel dì s'era fatto di Carlo Visconti, atteso che una delle labarde che stavano al servigio del duca in un forte che questi possedeva presso Ascona, aveva assicurato d'aver veduto co' propri occhi il figlio di Bernabò, e però s'era statuito d'armare appositamente una mano d'uomini, i quali si mettessero sulle traccie di lui in fino a tanto non lo avessero catturato. Arrivato all'isola, gettati i remi nel battello, saliti i gradini dello scaglione che mettevano al suo palazzotto, v'entrò. Il servo che stava in un cortiletto a confabulare con alcuni di que' buoni isolani, s'alzò appena che vide il suo padrone, senza dirgli nulla però, credendo non facesse mestieri, e lasciò che salisse nelle stanze superiori. E il Fossano sicuro tanto di trovar la sua Valenzia in quell'ora seduta appresso il finestrone che dava sul lago come della propria esistenza, disse ad alta voce:
«E così, attenni io bene la mia promessa, Valenzia?»
In quella batteva l'ora di notte al campanile della chiesa di San Giulio, e l'onda di suono che penetrò fin entro a quella stanza generata dall'oscillazione della campana, fu l'unica risposta alle sue parole; s'accorge finalmente che in quella stanza non c'è nessuno, e va oltre, e così d'una in altra, ma, come è inutile a dire, senza mai trovare chi cercava; non gli prese però alcun fastidio di questo tanto era lontano dal benchè minimo sospetto, e ridiscese e domandò ai servo:
«Dov'è Valenzia? dove se n'è andata?»
Quel buon servo a tutta prima non comprese bene, poi sentendosi replicare la medesima domanda alzò in volto al Fossano due occhi pieni di maraviglia senza però rispondere ancora. Il volto sicuro e lieto del servo non potè nemmeno in questo momento fargli nascere neppur ombra di timore, soltanto gli aggiunse un po' d'impazienza che gli fe' ripetere per la terza volta;
«Ma in somma dov'è Valenzia?»
«Ma non l'avete mandata a prender voi, messere?»
«Cosa dici?»