Il secondo giorno incontriamo parecchi scogli a superficie piatta e di poco sporgenti dal livello delle acque. Una dozzina almeno di ufficiali sono sul ponte a discutere, guardare con cannocchiali,

studiare, senza capirne un'acca, una gran carta sparsa di gocce di sego più che di rilievi, e sulla quale misurano le distanze col compasso che fornì madre natura, le loro sudicissime dita; a prua si scandaglia, sui pennoni stanno i piloti, il nostromo dà ordini e contrordini che pare una scuola di fischio.

L'apparato era grande, ci aspettavamo qualcosa che vi corrispondesse, forse si scoprissero nuove terre, ma invece la macchina ferma, e verso le cinque si dà fondo in quindici braccia. Cosa succede! ci domandiamo: nulla di male, ma prudenza suggerisce che prima delle tenebre si faccia alt, perchè la scienza coi suoi calcoli e i suoi strumenti non ha ancora rischiarate le vie a questi navigatori. Vi sarà ancora chi disputa per la patria di Cristoforo Colombo, ma si può garantire che di sangue egiziano non ne scorreva nelle sue vene.

La mattina del 14 si levano le ancore, operazione che col progresso egiziano si fa ancora a forza di braccia, e richiede quindi altrettanto tempo che fatica: dopo un paio d'ore appare la costa, si vedono le montagne allo sfondo, si distingue la linea bianca di Massaua, spiccano gli alberi di due bastimenti che vi stanno ancorati; alle undici siamo accanto a loro.


CAPITOLO II.

Massaua.—In cerca di abitazione.—Conoscenza della famiglia Naretti.—Notizie dell'interno e consigli pel nostro viaggio.—Descrizione di Massaua.—Un sistema di cura.—Un forno assai semplice.—Gite di caccia.—Il pranzo di Natale.—Invasione di locuste.

Massaua si presenta presso a poco come Suakin, piantata sopra un banco di madrepore e tutta circondata dal mare; si protende come lunga lingua ad est, ove sta un forte e la missione cattolica colla propria chiesuola; segue uno spazio deserto in cui è sparsa qualche capanna, poi viene la cittadina di carattere arabo, seguita dal nucleo maggiore di rozze abitazioni di indigeni; la unisce una diga ad altra isola maggiore su cui sta il palazzo del Governo, abbastanza elegante, che subito risalta all'occhio di chi entra in queste acque.

Avvicinati dalla sanità che con tutta formalità ricevette la nostra patente con lunghe molle in ferro e le espose al fumo di abbondanti profumi, in pochi momenti ci fu concessa libertà di pratica. Il signor Habib Sciavi, delegato sanitario e agente postale, adempie al suo ufficio con vera intelligenza e vero scrupolo; venne a bordo; avevo per lui una raccomandazione che subito ci fece diventare buoni amici; mi piace nominarlo, perchè per lui ho molta riconoscenza, e fu per noi una vera risorsa durante il nostro soggiorno in questa città.