È un nero del Sudan che fece, nella legione straniera, la campagna del Messico, poi fu in Francia, ma ebbe troppo rispetto per la civiltà, e non osò troppo avvicinarla; fu però con noi cordialissimo e ci fece vedere in tutti i suoi particolari il forte costruito sotto la sua direzione. Quasi alla vetta del colle su cui è piantato, per occupare i soldati, fece scavare una gran vasca per raccogliere l'acqua delle piogge, idea questa assai buona e pratica in un paese dove fa tanto difetto questo elemento. Passiamo a visitare qualche Greco e il reggiano Cocconi che tengono piccoli negozii, e vi coltivano tabacco, e da tutti quanti
siamo ricevuti con gran festa, poi passiamo da M. Constant, un francese e il principale degli agricoltori.
Egli tiene una bella fattoria composta di tre capanne rettangolari in stuoie, ma ben costrutte e pulite, e presso queste l'essicatoio del tabacco che si appende a fili tesi fra pali per farlo essicare, quindi farne delle grosse balle che si mettono in commercio. Qui sentiamo come questo genere di industria potrebbe essere assai proficua se non ci fossero molti ma e se. Il Governo che invece di favorire un'industria nascente, cerca di paralizzarla con gravi tasse; la lontananza dal porto di Massaua, la mancanza di strade e la difficoltà delle comunicazioni; la mancanza di sicurezza, essendo continuamente minacciati da un invasione degli Abissinesi; l'incertezza delle piogge, cui è affidata la nascita e lo sviluppo delle piante, piogge che alcuni anni anticipano, altri ritardano, e possono quindi esser causa di gravi spese impreviste e della perdita completa della seminagione, senza che s'abbia ancora il tempo a ripeterla. Cause tutte insomma che finirono alla conclusione, che su tre si può calcolare ad una annata veramente buona. Aggiungi, che tutti questi onesti agricoltori, bisognosi di capitali per le prime spese di impianto, trovarono in loro soccorso aperte le borse di alcuni Greci, che diventarono poi i più fieri strozzini, che oggi vergognosamente impinguano coi guadagni di chi ci mette intelligenza e fatica.
Le monache sono ora in numero di sette e vi furono chiamate da solo un mese; la superiora fu per vent'anni a Roma direttrice del convento di San Spirito, da dove partì, come ella disse, dopo che i Piemontesi bombardarono ed entrarono.
Passiamo a visitare le scuole e il collegio degli allievi, che sono piccoli bambini fatti cristiani, e che per essere orfani od abbandonati, si ricoverano e si istruiscono. Vivono in capanne e sono custoditi da donne del paese istruite dai missionarii e che da questi ebbero il titolo di maestre.
Macina e forno abissinesi
In una vasta capanna entriamo a vedere la fabbrica del pane che si dà loro. Quattro ragazze sono occupate a macinare la dura schiacciandola fra due pietre, una fissa a lastra, l'altra cilindrica che colle mani si fa scorrere sulla prima. Fatta con farina e acqua una pasta assai tenera, la si versa e distende su larghi piatti di terra, sotto ai quali arde il fuoco, e si ottiene così un pane molle, ma abbastanza gustoso, di forma piatta, del diametro di circa quaranta centimetri e dello spessore di non più di uno. Ogni giorno ne vengono distribuiti ottanta ai bambini.
Visitiamo qualche capanna di nativi: le loro abitazioni sono meschine assai, e per mobilia, i meglio arredati, hanno qualche angareb, qualche stuoia o pelle di bue per sdraiarvisi, pelli per l'acqua, vasi in terra o scorza d'albero intrecciata per conservarvi farina, sale, ecc.