A bordo non abbiamo che un giovane Francese, che prese servizio nelle truppe di Gordon pacha e per questo se ne va a Kartum: vorrei ingannarmi, ma mi parve vittima di una risoluzione non abbastanza meditata; è sempre assai pensieroso e confessa che da lontano tutto sembra roseo, ma più si avvicina alla realtà, più si fanno grandi i punti neri che erano quasi invisibili.
È impegnato per circa due anni, che devono essere ben lunghi nella sua posizione, se invece d'essere animato da speranze, è già depresso dal pentimento. Un Greco e un Tedesco che esercitano una professione abbastanza originale: negozianti cioè di leoni, elefanti, ipopotami, leopardi, buffali, rettili e simili, sì vivi che morti, per musei, giardini zoologici e amatori. Per questo
si portano a Kassala, dove sono abbastanza numerosi questi cari animaletti.
I racconti delle loro caccie e prese erano assai interessanti, le loro avventure straordinarie, per quanto si faccia il difalco necessario fra il raccontato e il credibile.
Già che parliamo dei passeggeri del Messina, parmi venuto il momento di presentare anche quelli coi quali dovrò essere compagno di viaggio: Pellegrino Matteucci di Bologna, Callisto Legnani di Menaggio, Enrico Tagliabue di Monza, Gustavo Bianchi di Ferrara, Francesco Filippini: il primo dirige la spedizione, gli altri sono i delegati, che, per incarico del Comitato di Esplorazioni commerciali, la compongono. Il Filippini è destinato a rimanere di stazione nel porto di Massaua. Seguono come dilettanti il capitano Vincenzo Ferrari da Reggio Emilia e quel disgraziato che sta colla penna in mano, ha cominciato ieri a scrivere e si è messo in testa di render conto giorno per giorno del suo operato durante quasi dieci mesi: chiedo un po' di benevolenza per lui.
Il giorno nove era indicato per l'arrivo a Suakin; fin dal mattino si naviga fra secche, che come si vede dalle carte sono estesissime in questi paraggi; consistono di banchi corallini nascosti a diverse profondità, per cui con grande attenzione si possono appena distinguere dal colore delle acque che sembrano fangose, e le meno profonde dal vedervisi frangere contro le onde producendo linee di schiuma biancastra. Il pilota arabo, guidato da pratica più che da scienza, sta sul pennone dell'albero di prua, e continuamente dà ordini perchè il timone sia girato a destra o a manca.
Ad onta di questo, poco dopo il mezzogiorno un urto, seguito da sfregamento, ci avverte che siamo montati in secco; vidi il bastimento alzarsi di prua, quasi impennandosi, poi quando il peso di prua prevalse, questa si abbassò, alzandosi invece la
poppa; giuocavamo d'equilibrio toccando la chiglia sullo scoglio, ma non potendo naturalmente durare in questa posizione acrobatica, tre o quattro ondulazioni piuttosto forti di rullio finirono per lasciarci adagiar sul fianco; subito si ferma la macchina, si ordina indietro, poi ancora avanti, e fra il panico e la confusione, non so a quale di questi due movimenti dovemmo la nostra liberazione, ma so che pochi minuti dopo proseguivamo la nostra rotta con minor velocità e maggiori precauzioni. Pericolo non ve ne era, chè il mare era calmo, la terra non poteva essere lontanissima e le scialuppe pronte; ma c'era il caso di dovercene stare qualche giorno per alleggerire il bastimento, scaricandolo, buttar ancore, e coll'aiuto di queste, toglierci da questo incommodo letto.
Passiamo fra due enormi banchi che da bordo si distinguono benissimo, poi viriamo sulla destra per entrare in un canale segnato da torricelle di muro che poggiano sui depositi corallini, e prima del tramonto gettiamo le ancore a pochi metri da Suakin, dove siamo subito circondati da piroghe montate da bellissimi ragazzetti neri, che quasi rivali d'Adamo in fatto costume, ci si offrono per traghettarci a terra.
La città si presenta bellina, con un ordine di case bianche di stile puramente arabo, circondate da acqua, collo sfondo di bellissime montagne che fanno un effetto assai curioso sorgendo direttamente dalla pianura, senza contrafforti, senza nessuna linea di alture che si vadano poco a poco elevando. La posizione è assai originale, essendo il villaggio piantato su d'un isolotto di poche migliaia di metri quadrati di superficie, banco corallino, che appena si innalza dal livello del mare, circondato da un canale di un centinaio di metri di larghezza, poi ancora da terra ferma che ha così l'apparenza, se mi è permesso il confronto, di racchiudere l'isolotto, come un granchio tien racchiuso la preda fra le due zanne. A est, il canale pel quale entrammo, e