Ma quel po' di bevanda calda parve aumentarle la sete. Giovanna avrebbe voluto bere un liquore fresco e dolce, che non aveva bevuto mai, che non berrebbe mai. Un'ira sorda e muta la prese; i suoi occhi si animarono. Andò verso l'uscio della dispensa e lo scosse, sebbene lo sapesse chiuso a chiave, e con le labbra un po' livide mormorò un'imprecazione.

Poi uscì; così scalza come era, attraversò lo spiazzo a passi silenziosi, e chiamò sua madre.

— Vieni — disse zia Bachisia dall'interno della cucina.

— Non posso. La casa è sola.

Allora zia Bachisia uscì, guardò il cielo e disse:

— Stanotte piove: farà uragano.

— Ebbene, che piombino tutti i fulmini del cielo! — disse Giovanna con voce rude: poi aggiunse raddolcendosi: — ma sia salvo ciò che io porto in seno...

— Ah! tu sei di malumore, anima mia! Dove è andata la strega? Ho visto che mondavi il grano.

— È andata a portarlo alla macina. Ha avuto paura di lasciare andar me: temeva gliene rubassi.

— Abbi pazienza, figlia. Non sarà così.