Le donne si ritirarono, e subito cominciò a piovere dirottamente, ma una pioggia dritta, sonora, d'una violenza solenne, senza vento nè tuoni, che durò dieci minuti soltanto, ma allagò il paese.
— Oh Dio, o San Costantino, o Santissima Assunzione! — gemeva zia Martina. — Se Brontu è per via s'inzupperà come un pulcino.
E guardava disperatamente il cielo, ma non smetteva di filare, mentre Giovanna cominciava a preparar da cena. Ascoltando il fragore della pioggia anch'essa sentivasi inquieta, non per il marito, ma per qualche cosa di indefinibile come un pericolo ignoto. Ad un tratto il chiarore giallo che aveva accompagnato la pioggia si fuse ad una luce azzurrognola che veniva dall'occidente: la pioggia cessò di botto, le nuvole s'aprirono, si divisero, se ne andarono, le une sulle altre, le une dietro le altre, come gente che si disperde dopo una grande riunione; per l'aria rinfrescata si diffuse un bagliore glauco, un odore di terra e di erbe secche bagnate, e risuonarono canti di galli che credevano fosse l'alba. Poi silenzio. Zia Martina filava sempre nel portico, nera sullo sfondo glauco del crepuscolo; Giovanna accendeva il fuoco, curva sul focolare, quando udì un nitrito venire per l'aria con un tremore che le si comunicò stranamente: tremando ella si rialzò e guardò fuori. Brontu tornava ed ella aveva paura; di che? di tutto e di niente.
Nella casetta di zia Bachisia s'era acceso un punto giallo, e scorgevasi la vecchia ricacciar con una scopa di ginestra l'acqua che aveva inondato il limitare. L'orizzonte, dietro i campi giallognoli, pareva una linea di mare, verde tranquillo; e su tutte le cose, anche sull'orizzonte, dominava il mandorlo, bagnato, stillante. A fianco del mandorlo, all'ultimo barlume del giorno, apparve Brontu sul suo cavallo; entrambi, cavallo e cavaliere, neri, fumanti, lenti, come gonfiati e resi pesanti dall'acqua che li inzuppava.
Le due donne uscirono sullo spiazzo, dando in esclamazioni di dolore, ma di un dolore forse un po' ironico. L'uomo, però, non parve badare a loro.
— Diavolo, diavolo, diavolo... — mormorava. Trasse il piede dalla staffa, lo sollevò. — Diavolo, diavolo, al diavolo chi ti ha cotto... — E fu in piedi, tutto bagnato. — Ecco, ora arrangiatevi, — disse irosamente, avviandosi alla cucina. Le due donne dovettero scaricare il cavallo, poi Giovanna rientrò e subito Brontu chiese da bere, per asciugarsi.
— Cambiati, — ella disse.
Ma egli non voleva cambiarsi; voleva soltanto bere per asciugarsi — ripeteva, — e si arrabbiò perchè Giovanna insisteva. Poi finì col fare tutto ciò che essa volle; si cambiò, non bevette, e in attesa della cena si asciugò accuratamente i capelli con uno straccio e li pettinò.
— Che acqua, che acqua! — ripeteva. — Un mare addirittura. Ah, questa volta mi ha ben rammollito la crosta. (Fece una risatina). Come va, Giovanna? Va bene, eh? Tanti saluti da Giacobbe Dejas. Egli ti può vedere come il fumo negli occhi.
— Tu dovresti frenargli la lingua, — disse zia Martina. — Così tu sii buono a mangiare come sei buono a farti rispettare da queste immondezze di servi.