— Io non ho casa, io non ho nessuno. Oggi vengono a salutarmi, per curiosare, ma domani nessuno più si ricorderà di me. Io sono come un uccello senza nido. Che farò io?

Le parole del «dottore» gli rombavano nella mente. Andare, andar là, piombare come la folgore, distruggere quelli che avevano dissipato la sua vita.

— ... No, Costantino, essa non è felice, — ricominciò Isidoro, quando si misero a mangiare le salsiccie ed il pane bianco che la vicina aveva mandato in regalo. — Essa non è felice. Io non l'ho guardata più in faccia; e quando la vedo provo una cosa strana, come quando si vede la tentazione[13]. Eppure, vedi, io ho compassione di lei. Essa ha una figliuola che, mi dicono, rassomiglia ad una fava fresca, tanto è sottile e verde. Come possono esser belli i figli del peccato mortale? E la bambina è stata battezzata come una bastarda: il prete non l'accompagnò a casa, la gente sogghignava per la strada.

— Ah, ricordate il mio bambino? — chiese Costantino tagliando il lardo giallognolo e grasso. — Egli, no, non sembrava una fava. Ah, se egli fosse vissuto!

— È meglio che egli sia morto, — cominciò a filosofare il pescatore. — La vita è piena di miserie. Meglio morire innocenti, andare, volare lassù, al di là del cielo azzurro, nel paradiso disteso al disopra delle nuvole, al di sopra del vento, al disopra di tutte le disgrazie umane. Bevi, Costantino, — disse poi; questo vino non è buono, ma non è ancora aceto. Ecco, mi ricordo, l'anno scorso, il giorno dell'Assunzione, Giacobbe Dejas mi invitò a pranzo da lui. Egli aveva paura di me; credeva che io sapessi... e voleva darmi sua sorella in isposa! Se tu vedessi quella donna non rideresti più. Essa venne con me e col prete dal giudice, a Nuoro. Così il Signore mi assista nell'ora della morte, se io vidi mai una donna più coraggiosa: ella parve sollevarsi da terra. Poi ella s'è curvata, s'è raggrinzita, sai, come quei frutti che si disseccano sulla pianta prima di maturare. Io vado sempre a trovarla; per divertirla le dico: ebbene, vogliamo sposarci, granellino d'orzo? — Ella sorride, io sorrido; ma abbiamo voglia di piangere. Chi poteva mai pensarlo? Ecco dunque, volevo dire: Giacobbe sembrava felice e contento; arricchiva, pensava di prender moglie. Ed ecco ad un tratto — pum! egli cade a terra come una pera fracida. E così è la vita. Bachisia Era mercanteggiò sua figlia, credendo di cambiare stato, ed ora muore di fame peggio di prima: Giovanna Era fece quel che fece, credendo di raggiungere il cielo in terra, ed invece si trova come una rana infilzata viva in una pertica.

— Ma la bastona, colui? — domandò Costantino, cupo.

— Egli non la bastona, ma vi sono maltrattamenti peggiori delle bastonate. L'hanno presa per una serva, sai; per una schiava, anzi. Sai come gli antichi trattavano gli schiavi? Così ella vien trattata in quella casa.

— Ebbene, che crepi! Beviamo alla sua dannazione! — disse Costantino alzando il bicchiere.

Nell'udire che Giovanna era infelice, egli provava la gioia crudele, fatta di spasimo quasi fisico, che provano i bambini nel veder bastonato un loro compagno malvoluto.

Dopo pranzo i due uomini uscirono fuori e si coricarono all'ombra del fico selvatico. Il meriggio era caldo; l'aria immobile odorava di papaveri, l'orizzonte svaporava cenerognolo come nei meriggi estivi, e le api ronzavano suonando le loro piccole trombe monotone. Costantino, stanco, disfatto, s'addormentò subito; ma il pescatore non potè chiudere occhio. Una cavalletta verde saltava sull'erba e sui papaveri con un aspro tic-tic; ed Isidoro allungò il braccio e cominciò a darle la caccia, mentre pensava: