Giovanna non rispose, non si mosse.

— Non odi dunque, anima mia? — gridò la madre stizzita. — Verrà stassera.

— Chi? — domandò Giovanna, come uscendo da un sogno.

— Malthina Dejas.

— Ebbene, che essa vada al diavolo!

— Chi deve andare al diavolo? — domandò dalla porta una voce sonora. Era Isidoro Pane, un vecchio pescatore di sanguisughe, parente delle Era, che veniva a far le sue condoglianze. Alto, con una lunga barba giallastra, occhi azzurri, un rosario d'osso alla cintura, un lungo bastone e un involto in cima al bastone, zio Isidoro sembrava un pellegrino: era il più povero ed il più savio e tranquillo degli abitanti di Orlei. Quando voleva imprecare diceva: —

— Che tu possa diventare pescatore di sanguisughe!

Egli era stato grande amico di Costantino, col quale tante volte aveva cantato in chiesa le laudi sacre; ed anzi le Era lo avevano designato come testimonio di difesa, perchè nessuno meglio di lui poteva dire le buone qualità dell'accusato; ma era stato scartato. Che mai contava, davanti alla giustizia grande e potente, un povero pescatore di sanguisughe?

Appena lo vide, Giovanna s'intenerì e ricominciò a singhiozzare.

— Sia fatta la volontà di Dio, — disse Isidoro, poggiando al muro il suo bastone. — Abbi pazienza, Giovanna Era, non disperare di Dio...