«Basta, arrivò un giorno che Costantino scappò di casa; aveva sedici anni. Mancò tre anni: egli disse d'essere stato a lavorare nelle miniere, io non so, egli disse così.
— Sì, sì! Egli è stato a lavorar nelle miniere! — proruppe Giovanna.
— Non so! — disse la madre, stringendo la bocca in atto dubbioso. — Basta, fatto sta che durante l'assenza di Costantino fu su Basile l'avoltoio sparato un colpo di fucile mentre stava in campagna. È vero che egli aveva dei nemici. Quando Costantino tornò, confessò che era scappato per sfuggire alla tentazione di ammazzare lo zio, che aveva odiato a morte; ora però il giovane cercò e ottenne di far pace con l'avoltoio... Ora senti, Paolo Porru...
— Dottor Porru! Dottor Pededdu! — gridò il nipotino, correggendo l'ospite. Questa lo guardò con ira e fu per dargli uno schiaffo, un piccolo schiaffo; Giovanna si mise a ridere.
Nel veder ridere l'ospite addolorata, che aveva lo sposo in carcere e che quindi appariva circondata da un'aureola romantica, anzi tragica, la pallida e scarna Grazia si mise anch'essa a ridere nervosamente; anche Minnìa rise, anche il piccolo paesano e lo studente risero. Zia Bachisia si guardò attorno con occhi fosforescenti. Perchè ridevano? Erano matti? Alzò la mano gialla e magra, ma mentre stava per lanciare uno schiaffo, non sapeva bene se a sua figlia od al bimbo, ecco zia Porredda coi maccheroni fumanti.
Dietro di lei veniva zio Efes Maria Porru, uomo grosso, imponente, col petto molto stretto nel velluto turchino del giustacuore. Egli era un contadino che posava a letterato: aveva un faccione grigio che pareva un mascherone di marmo vecchio, con la corta barba a riccioli, le labbra grosse spalancate, e gli occhi grandi e chiari.
— Presto, presto a tavola! — disse zia Porredda, sbattendo il piatto in mezzo alla tavola. — Ah, voi ridete? Il piccolo dottore vi fa ridere?
— Io stavo per dare uno schiaffo a vostro nipote, — disse zia Bachisia.
— Perchè, anima mia? Venite dunque a tavola. Giovanna qui. Dottor Porreddu, venga qui.
Lo studente si gettò supino sul letto, stese le braccia, sollevò le gambe per aria, le riabbassò, si rialzò, balzò giù in piedi, sbadigliando.