Domandò subito cosa c'era da mangiare, poi si degnò sedersi presso zia Bachisia, e chiacchierò fino all'ora della cena.
Dopo di lui rientrò, rossa, ansante e scarmigliata, la nipotina Minnìa, che andò a buttarsi seduta presso la serva (l'altro bambino era morto da tre anni), vestiva benino, di flanellina rossa e nera, ma aveva le scarpe rotte, le mani sporche. Ritornava da un orto attiguo, ove scorrazzava tutto il giorno; e subito cominciò a confabulare con la serva, confidandole qualche cosa con voce bassa e ansante.
— Anima mia! — rispondeva la serva sullo stesso tono.
Poi rientrò zio Efes Maria col suo faccione di marmo vecchio e le grosse labbra aperte, e volle andar subito a cena. Nella stanza da pranzo scintillavano due alte credenze di legno giallo: l'ambiente era discretamente signorile, con corsie sul pavimento, stufa, ecc. Zia Porredda, coi suoi grossi piedi dalle scarpe ferrate ci si muoveva a disagio: zio Efes Maria non rifiniva di guardarsi attorno con compiacenza; Grazia, alta, elegante, si seccava ogni volta che i parenti penetravano là, ove ella leggeva avidamente la Moda Unica, la Piccola Parigina e la parte mondana, anzichenò immoraletta per i cattivi sogni che fomentava, di un giornale per le famiglie. Ah quegli abiti scollati, ricamati di capelli, quelle giacchette a thait trapuntate d'oro, quelle camiciette con le grandi ali di merletto d'argento e di brillanti chimici simili alla rugiada, ah quei cappelli di frutta, e i lunghi boa di fiori, e le trine per sottane, a trenta lire il metro, e i guanti dipinti, ed i ventagli di pelle umana!... ah come tutto ciò era bello, orribilmente bello, terribilmente bello! Ecco, leggendo quelle cose si provava come un sogno spasimante, tanto erano belle. Dopo aver letto ciò, tutto il resto pareva brutto, e la buona nonna, dal viso di vecchio grasso, e il nonno imponente che si guardava intorno con contadinesca compiacenza, erano semplicemente seccanti.
Come in una sera lontana, zia Porredda entrò portando in trionfo i maccheroni fumanti. E tutti si sedettero attorno alla mensa ospitale.
Zia Bachisia sedette all'ombra delle ali di Grazia, e ricominciò a far le sue meraviglie appunto per quelle ali.
— No, da noi non se ne sono viste mai; già che signore non ce ne sono, da noi. Qui sembrate tutte angeli, le signore...
— O pipistrelli... — disse zio Efes Maria. — Eh, la moda, cari miei! Ecco, una volta, mi ricordo, quando ero bambino, le signore erano grandi e rotonde, che sembravano capanne. Ce n'erano poche allora, signore. La moglie dell'intendente, le dame...
— E poi quella cosa dietro... — interruppe zia Porredda — ah, mi ricordo, pareva una sella. Ebbene, sì, voi non lo credete, in fede mia, ricordo che una volta uno ci si sedette sopra...
— L'ultima volta che venni — disse zia Bachisia — queste ali erano piccine. Ora crescono... crescono...