— Sì, il cilindro: è vedovo.
— Chi è vedovo? Il cilindro?
— Tu stai zitta — disse energicamente la fanciulla, volgendosi alla sorella.
— No, io non sto zitta! Eppoi è anche un frammassone: egli non battezzerà i figli, non sposerà in chiesa. No, è così! In chiesa non ti sposerà.
— La signorina è bene informata! — disse zio Efes Maria, sempre pulito.
E allora zia Porredda, che ascoltava intenta, e che aveva a stento rattenuto un grido alla parola «frammassone», agitò le braccia e proruppe:
— Sì, un frammassone! Sì, di quelli che pregano il demonio; sì, in fede mia, mia nipote sarebbe disposta a prenderselo lo stesso! Siamo tutti in perdizione. Ebbene, Grazia legge i cattivi libri, i giornali indemoniati, e non vuole più confessarsi. Ah, quei libri proibiti! Io perdo il sonno pensandoci. Ebbene, ecco cosa voglio dire; Grazia legge i libri cattivi: Paolo, lo vedete, quello lì, dottor Pededdu, quello lì ha studiato in continente, dove non si crede più in Dio: sta bene, cioè sta male, ma si capisce un poco perchè queste due creature non credano più in Dio. Ma noi che non sappiamo niente di libri, noi che non siamo stati mai in ferrovia — quel cavallo del demonio — perchè non crediamo più in Dio, nel nostro Signore buono che è morto per noi sulla croce? Perchè, domando io, perchè? Ma perchè? Perchè tu, Giovanna Era, vuoi sposarti civilmente con un uomo, mentre hai un altro marito?
Le parole di zia Porredda caddero intorno, sulla testa degli astanti, come pesanti palle di ferro.
Grazia, che sorrideva per le parole della nonna, giocherellando con pezzetti di pane, sollevò il volto, fattosi serio. Paolo, che intrecciava le punte della forchetta col coltello, sorridendo per le parole della madre, fece un atto brusco, e zio Efes Maria, col viso atteggiato a mascherone tragico, guardò acutamente Giovanna.
Giovanna arrossì, ma disse cinicamente: