Si sapeva che Costantino era malato, si diceva anzi fosse tisico.

Per parer commossa, e forse lo era, Giovanna nascondeva il viso fra le mani: due volte disse, eccitata:

— Del resto, se io sposo soltanto civilmente, è perchè... — e si interruppe.

— Ebbene, dillo pure! — esclamò Paolo. — Sposi soltanto civilmente perchè i preti non ti vogliono sposare religiosamente. Essi non capiscono, non arrivano a capire, come non arrivate a capire voi, mamma Porredda! D'altronde, che cosa è il matrimonio? È un vincolo fatto dagli uomini, e che conta soltanto davanti agli uomini. Il matrimonio religioso è nullo...

— È un sacramento! — gridò disperata zia Porredda.

— ... È nullo — proseguiva Paolo — come, del resto, un giorno sarà nullo anche il matrimonio civile. L'uomo e la donna devono unirsi spontaneamente, dividersi quando non vanno d'accordo. L'uomo...

— Ah, tu sei un animale! — gridò zia Porredda, sebbene non fosse quella la prima volta che suo figlio parlasse così. — È il finimondo, questo. Ah, Dio è stanco, ed ha ragione. Egli ci castiga e farà venire il diluvio: già, ho sentito dire che c'è il terremoto.

— Il terremoto c'è sempre stato — osservò zio Efes Maria, che non si sapeva se propendesse dalla parte della moglie o da quella del figlio. Forse intimamente propendeva per la moglie, ma non voleva dimostrarlo per non scapitare nella stima del figlio «letterato».

Paolo tacque, già pentito di quello che aveva detto; voleva troppo bene a sua madre per farla arrabbiare inutilmente.

Giovanna si tolse le mani dal volto e parlò, con dolcezza umile: