Sequi ing. Enrico di Castelfranco di Sopra.
Bardazzi Carlo di Vaiano.
Bardazzi Vincenzo di Vaiano.
Barbagli Giuseppe di Arezzo.
Martini Antonio di Prato.
Franceschini dott. Francesco di Prato.
Fontani Tommaso di Prato.
Burresi prof. Pietro di Poggibonsi.
Martini Girolamo di Castelnuovo Val di Cecina (nato a Prato).
Serafini cav. Cammillo di San Dalmazio.
Guelfi Angiolo di Scarlino.
Lapini Giulio di Massa Marittima.
Lapini Riccardo di Massa Marittima.
Verzera Domenico di Massa Marittima.
Serri Biagio di Massa Marittima.
Pina Olivo di Scarlino.
Ornani Giuseppe di Scarlino.
Fontani Oreste di Scarlino.
Carmagnini Leopoldo di Scarlino.
Gaggioli Pietro di Follonica.
Azzarrini Paolo di Rio Marina (nato a S. Arenzo).
Il Comitato
INTRODUZIONE
«Com'ero fiero d'esser nato in Italia!»
Garibaldi, Memorie autobiografiche.
ulla fine dell'agosto 1849 il futuro Capitano dei Mille si aggirava profugo e senza guida per l'Appennino toscano. Era uscito da Roma la sera del 2 luglio, seguìto da 3000 dei suoi, cui aveva promesso per ricompensa fame, sete, marcie, battaglie e morte. Voleva ultimo ripiegare la gloriosa bandiera, e sperava che la presenza delle sue armi rinfocolasse nei popoli toscani i sensi di libertà testè compressi dall'invasione straniera. E seppe colla sua maravigliosa abilità di condottiero uscire dalle strette di quattro eserciti che lo inseguivano, confonderli tutti colle sue mosse ardite, colle sue contromosse inopinate, trovarsi una via di uscita di mezzo a quel cerchio di ferro. Ma non ebbe dai popoli l'appoggio sperato, e si ridusse sul territorio di San Marino, dove, ripugnante di patteggiare collo straniero, sciolta prima la sua colonna, eludeva anche una volta la caccia spietata, e fuggiva di mano ai suoi persecutori per comparire la sera stessa del 1º agosto a Cesenatico con 200 dei più fidi che non vollero a nessun costo lasciarlo, e con essi impadronitosi di tredici barche peschereccie, salpava per Venezia, ultimo propugnacolo della vita italiana.
Ma la fortuna non arrise propizia a questo sforzo supremo. Sopraggiunte da incrociatori austriaci le sue barche, guidate da marinai presi a forza o improvvisati, si sbandarono, e Garibaldi con pochi compagni fu costretto a riprendere terra sulle coste di Magnavacca. Un bando feroce dell'austriaco generale Gorzkowscki lo poneva fuori della legge come un predone, e comminava la fucilazione a chi gli dasse soccorso. Pochi per difendersi, troppi per potersi nascondere, non era dunque possibile che quei gloriosi avanzi di Roma repubblicana si tenessero uniti su quella spiaggia scoperta, e si sparpagliarono a caso per diverse vie.