Li 4 di luglio sbarcassimo in Nizova, spiaggia di Persia, li 22 partissimo di là per Sciamachia, città capitale della provincia di Schirvan. Li 25 giunsimo colà ove fossimo ricevuti con grandissimo onore dal Khan di quella città.

Li 3 agosto partimmo per Ardebilla città bella e grande onorata dal sepolcro del re Saladino quale tengono per gran santo. Vi è quivi un ospitale fondato dal detto re che sostenta ogni giorno 500 persone.

Li 18 partimmo da questa città e giunsimo in Zenghian città, e di là a Sultaniè, da Sultaniè a Com città molto bella, e quivi si ammalò il signor ambasciatore. Di Com addì 5 settembre giunsimo in Cascian città bellissima e ricca dove si lavorano molto belli panni di seta.

Li 10 partimmo e li 15 giunsimo in Ispahan sedia e residenza di S. M. di Persia. Fossimo incontrati da molti cortigiani e signori spediti da S. M. per introdurci dentro la città, i quali ci condussero ad un bellissimo palazzo preparato per nostro alloggio, la sera S. M. ci mandò la cena preparata in piatti d'oro ed altri vasi.

Poco si passò che s'ammalò il signor ambasciatore gravemente e non gli fu possibile di andare all'udienza; crescendo il male, fece chiamare uno dei principali cortigiani di S. M. al quale disse:

Giacchè così piace al signor Iddio di chiamarmi ad altra vita, e che non posso pienamente adempire la volontà del re e della serenissima Repubblica veneta in questa ambasceria; questo presente signor padre, datomi dal mio re per compagno dell'ambasciata, soddisferà intieramente a quella. Perciò in presenza dello stesso signor persiano mi consegnò l'istruzione, le lettere ed ogni cosa, e li 7 di ottobre, munito dei nostri ss. Sacramenti, rese l'anima sua al creatore, e fu sepolto il giorno seguente con gran pompa nella chiesa dei padri M. R. Carmelitani scalzi.

Li 17 io fui introdotto all'udienza pubblica del re, accompagnato da molti sì persiani come franchi, e salutato che ebbi S. M. da parte del serenissimo re di Polonia ed anco da parte della serenissima Repubblica di Venezia, gli resi le lettere. S. M. mi fece sedere e per molto tempo mi trattenne interrogandomi della salute e stato delli serenissimi re e principi cristiani: io risposi conforme a quello stato che avevo saputo nella mia partenza.

Li 31 io fui invitato da parte di S. M. alla loro pasqua che chiamano Bairan: risposi che molto volontieri avrei servito S. M. mentre ciò non seguisse in mio pregiudizio col cedere il luogo ad altri ambasciatori che si ritrovassero ivi, mi risposero che per certo non mi sarebbe fatto pregiudizio nè torto veruno. Il dì seguente vennero a levarmi con cavalli di S. M. per me e per tutta la mia gente.

Giunto a palazzo feci riverenza a S. M. e mi fu dato luogo conveniente.

Durarono i giuochi ben due ore dove si videro diversi combattimenti; quindi si fece un banchetto, nel quale S. M. e tutti mangiarono in terra ed io ad una tavoletta alta un piede sedendo sopra una seggiola bassa. Finito il pranzo mi ritirai all'alloggiamento nostro. Il giorno dopo mandò S. M. un principal della sua corte da me a dirmi, che mettessi in carta in lingua persiana, come usasi colà, quanto desiderava il serenissimo re di Polonia e la serenissima Repubblica di Venezia. Io subito mandai a chiamare li padri carmelitani scalzi che mi tradussero in lingua persiana e scrissero li punti seguenti: