Marin Sanudo, Cod. Marciani, vol. XIX.
DOCUMENTO LXXXIII.
Relazione di Persia, del clarissimo messer Teodoro Balbi console veneto nella Siria dall'anno 1578 al 1582.
Serenissimo Principe,
Dalla guerra di Persia, nella quale con numerosissimo esercito e con gran spargimento di sangue contendono insieme due potentissimi re del mondo, non mi ha parso poter avere informazione della quale la Serenità Vostra possa in parte rimanere soddisfatta, se non coll'aver minutamente inteso se le forze del presente esercito come di ogni altra particolarità con cui si possa far giudicio, come il re persiano sia per resistere alli assalti turcheschi, e con che ordine e fondamento possa muover le armi contro un tanto forte inimico. Così mi sono andato, con più certezza che ho potuto, informando delle entrate e spese di detto re, della milizia che egli ha, dell'ordine del guerreggiare e stipendiar li soldati, dell'obbedienza che gli porta il suo popolo, di molti altri successi nelli tempi passati nella creazione di re, dalla quale si può comprender la durazione di quell'imperio, e di molte altre cose pertinenti alle forze e poter suo; le quali tutte ho voluto far sapere alla Serenità Vostra con questa mia scrittura, non aspettando di farlo personalmente nel mio ritorno a Venezia, per sapere quanto più ora, che si fa questa guerra famosa appresso tutti li principi del mondo, erano desideratissimi tali avvisi, di quello sarà di qui a tre anni, quando forse sarà compito il guerreggiare in quelle parti. Supplico intanto Vostra Serenità che in questa mia relazione attenda più alla volontà e desiderio con che io la faccio, che è di darle quanto più per me di sua soddisfazione; perchè del resto sono sicuro che per la mia poca esercitazione nel dire non sarà degna del suo cospetto, e per non essere stato io nella Persia, nè aver ragionato con persone maggiormente istruite di quel regno, potrà parere in molte parti imperfetto.
È posta la Persia sotto il clima stesso di Venezia e dell'Europa, e nella parte di tramontana dove è il mar Caspio è montuosa e freddissima, da quella di mezzogiorno è pur anco montuosa ma fertilissima e calda. Ha molte fontane e fiumi, e dove è il golfo d'Ormuz è dal mare perfino bagnata. Confina coi Tartari e con altri re idolatri. Dove è la città di Vastan ed altre città dalla parte di ponente confina con Turchi e Georgiani.
Ebbe questo imperio molti re, dei quali siccome è stato scritto copiosamente da molti scrittori, così ora non tocca a me ragionare che di quelli che della legge maomettana in quà hanno regnato.
Il primo dei quali fu Ismail Gioneid che seguendo la legge di Alì et per questa cagione perseguitato dai Turchi fuggì in queste regioni nella città di Ardevil, dove vivendo vita esemplare e da tutti i circonvicini tenuto per santo, venne in tanta reverenza appresso ciascuno che ridusse molti di quei popoli alla fede di Alì, essendo da loro tenuto per capo. Così visse molto tempo e dopo la sua morte successe Haider, il quale non stette molto che in guerra fu morto restando suo erede Ismail che dopo gli idolatri di Nembrod fu il primo che ebbe titolo di re della Persia, e quasi di tutta se ne fece padrone sottomettendola al suo impero con molti regni e ducati di fede turca. Combattè con sultan Selino, e per causa delle artiglierie fu rotto. Fu uomo liberalissimo e sopratutto coi soldati spendeva quanto aveva, e la sua morte ne diede il segno che pochissimo oro se gli ritrovò. Fu bellicoso e sopramodo si dilettò della caccia. Fabbricò una gran moschea nella città di Ispahan, morì ad Ardevil, dove era andato a visitare la tomba di suo padre l'anno 1523, avendo xv anni con assai buona fortuna amministrato il regno.
Il figliuolo per nome chiamato shàh Thamasp padre del presente re successe nel regno in età di 11 anni e ne regnò 50. Guerreggiò con Selim quantunque non volesse mai seco venire a giornata, per la esperienza che ebbe dal padre dell'artiglieria; prese Tauris città principale di quel regno e di nuovo la riacquistò, fece la pace con detto Turco e promise di mai rompergli guerra, siccome fu veduto nelli capitoli fatti tra loro, nè fu detto che la fortezza di Kars fosse gittata a terra, e che per 8 miglia da una parte e dall'altra fosse fatto deserto affinchè in niun tempo potesse nascer mai fra circonvicini dissensioni. Così mai l'uno contro l'altro mosse le armi, anzi in occasion di bisogno si promisero soccorso. Il detto shàh Thamasp andando contro un re georgiano a questo e quello inimico così fece, e lo vinse a tempo che d'ogni altra cosa pensava che alla guerra per esser l'invernata e d'ogni intorno la neve, ed oltre il sacco e bottino che fece menò un 30 mille anime fra uomini e donne da 15 fino ai 30 anni.