Oltre di questo ha una infinità grande di ville e castella tutte applicate a stipendi della cavalleria, che il minor salario che dà, è di ducati 100. Ma perchè essi le fanno lavorare non cavano d'ognuno tre; a questo modo ha anco parte della fanteria pagata che tiene alla sua guardia; se tutto questo danaro le venisse nel suo Kasnada avria grandissima quantità d'oro, avendo oltre la cavalleria, come la S. V. intenderà alla sua guardia 6000 gentiluomini, li quali sono pagati per li 4000, come ci ha detto, in ville ed assegnatoli da 300 fino a 2000 ducati l'anno, e per il resto delli 2000 entra nella spesa, siccome dirò: questo è quanto ho potuto sottrarre delle rendite del regno di Persia.

La spesa che fa e tiene dirò alla Serenità Vostra con la medesima brevità: ha 70 sultani che sono deputati al governo delle città pagati de proprio kasnà con partito di 10 fino a 30000 ducati all'anno per uno, con obbligo di tener chi 3 chi 4 chi 5 cento fra cavalli e pedoni li quali tutti sieno pronti ad ogni servizio del re. Paga li due mille Turchi della sua guardia da 100 a 160 ducati all'anno per uno, fino a tanto che nasce occasione di premiarli in ville come dissi sopra e la maggior parte dell'arcobugieria è pagata dallo proprio kasnà, e queste sono le maggior spese che ha quella corona.

Le dignità e gradi che sono appresso il re sono queste: la prima è Mirza che vuol dir principe, e si dà solo a' figliuoli o nipoti regii. Segue la dignità di Kan e questi sono adoperati solamente per capitani generali nelli negozi principali del regno; tiene anco una specie di vicerè che tiene cura di tutte le cose, così in pace come in guerra. Oltre questo sono tre visiri, uno delli quali attende a riscuoter l'entrada; il secondo ha carico delle scritture; il terzo ha il governo del Kasnadar, cioè del denaro della corona. Ha un Curchi bassi che è capo della guardia dei 6000 curchi: come anco ha un capo dei portinari, che ascendono al n. di 700. Ha due gran Kan che uno dei quali porta sempre il bollo reale detto homajon appeso al collo. Seguono poi li sultani cioè capitani, e di questi se ne serve il re oltre il tener la gente ad essi sottoposta all'ordine e pronte in mandarli al governo di città e provincie. Vi sono anco molti altri gradi e dignità che per non tediar Vostra Serenità lascio da parte.

La dignità pontificale è chiamata da loro Mugieteed, che vuol dire papa della legge; il qual titolo sebbene è nella persona delli propri re, nondimeno è conferito in altre persone per non occuparsi egli in tal negozio. Tiene il Califfo che è persona sacerdotale che ha il carico di poner il corno al re ed a tutti quelli che sono fatti degni da esso re del corno. Vi è il cadì che attende alle cose civili e criminali della città, e che col tempo poi ascende alle dette due dignità.

La milizia che tiene il suddetto re è di 100,000 cavalli pagati come avanti ho detto; tutta gente conosciuta ed esercitata nell'armi, e fedelissima al loro re e potrà anco valersene, siccome intendeva, pagandola. Ha pedoni in grandissimo numero, che dicono che ad ogni bisogno ne caveria 200,000, ed anco 250 mille è questo, è affermato per cosa certa che non ha 100,000 archibugii, i quali in parte sono pagati in ville e castelle, ma la più parte dal kasnà del proprio re.

L'arme che usa la cavalleria sono la lancia non più lunga di 5 braccia; l'arco e la scimitarra, della quale fanno professione sopra ogni altra nazione e la stimano principal arma sopra tutte che usano. Per difesa usano camicie di maglia, alcune corazze a similitudine delle nostre corazzine; portano il braccio destro armato di brazzaletto come fa il cavalleggiero, e questo per sicurtà nell'adoperare la spada. Li cavalli sono armati di piastre, groppa, testa, petto e collo, ma dicono che sono lame sottili e che la frecciata li offende, e di questi non ne ha che pochi armati. La fanteria porta la scimitarra e l'arco, gli archibugieri lo schioppo e la scimitarra, alcune calate a foggia di corona con 12 stringhe attorno per memoria dei 12 profeti coi quali morendo dicono che vanno in paradiso, ed altri portano certe catenelle in vece di calate e di queste calate e catenelle ne porta anche la cavalleria.

Il modo che tiene a poner in battaglia è questo: alla parte destra per uso antico pone 20,000 cavalli della stirpe che adesso la chiamano del traditore per il già detto governatore; alla banda sinistra vanno 10,000 della stirpe di quelli che dicono esser venuti da Damasco; mettono poi anco altri 28,000 della gente tenuta in minor conto, compartiti sotto due capi uno con 18 mille a banda sinistra e l'altro con 10,000 a banda destra. Nel corpo della battaglia sta il Sovrano che è sempre solito andar cogli eserciti: se ben questo, per quanto dicono, non andava per causa della vista, ma mandava un suo figliuolo di anni 14 che questo anno ha fatto cose notabili per quella sua età, e che vivendo riescirà un gran cavaliere. In tutto si stima che potrà metter in campagna 200,000 cavalli.

Nel regno vi sono cavalli da soma eccellenti di prezzo di 1000 fino 2000 ducati l'uno, assuefatti al maneggio a loro usanza che sono il galloppar, correre e volgersi all'una e l'altra mano, e sono sotto l'uomo ferocissimi e pare che niuno possa domarli.

Il popolo persiano era a tempo di shàh Thamasp popolo obbediente, il che nasceva per la disunione che era fra li sultani principali; ma dopo che la principessa prudentemente accompagnò e congiunse in matrimonio quelle famiglie, par che sia ridotto sotto miglior obbedienza e non seguano più quelle rivolte che erano solite a nascere: che quanto al re, quando mandava qualche sultan alle città, se le sottometteva in breve tempo come cosa propria, si opponeva al re, donde nascevano le morti e provvisioni di roba che esso shàh Thamasp quasi prudentemente per questo capo a quei tali usava.

Sono li Persiani uomini dediti alla fatica, e nella milizia gente che combatte fino alla morte, persone ben disposte, di bella faccia, e con comparazione in questa superiore alla gente turca; che se non avessero il timore che hanno della artiglieria, poco stimeriano quelle forze nemiche. Le donne sono bellissime, cavalcano molte di esse meglio degli uomini, credono agli augurii e nel giorno che se ne presenta qualcuno non vogliono far niuna cosa fino alla sera, essendo in questo assai superstiziose.