Onde fu stabilito di deputargli l'audienza per venerdì 22 del presente e farlo seder sopra gli ill.mi signori savj di Terraferma.
Di più disse il Nores, che ragionando esso armeno, del suo viaggio gli ha narrato che l'intenzione sua era di passare da Sorìa addiritura in questa città, ma il mancamento dei passaggi lo aveva necessitato ad imbarcarsi in un vascello francese che lo condusse a Marsiglia dove prese una barca con animo di venire in questa città; ma perchè a Nizza ed a Monaco si ebbe sospetto che fosse spia, fu necessitato palesarsi essere agente del re, per non essere offeso; e continuando li tempi cattivi, fece risoluzione di licenziare la barca ed andar per terra a Genova, essendo stato accarezzato e molto ben veduto da quei signori: che di là si transferì a Livorno per barca, e da quel governatore, per sospetto pure che fosse spia, fu mandato a Fiorenza: che il segretario Vinta fu a vederlo, al quale diede conto di se e del suo viaggio, e per farsi conoscere agente del re procurò di essere ammesso alla udienza del signor granduca, ma non volendo S. A. darle audienza e riceverlo nel pubblico palazzo, gli fu fatto sapere, che dovesse in una mattina ritrovarsi in una chiesa a messa dove saria stata anche la A. S., siccome egli fece, e le diede la lettera del suo re che portava per S. A., benchè avesse disegnato di presentarla solo al suo ritorno da questa città.
Averle detto inoltre esso armeno, che li signori ambasciatori di Francia e di Spagna ed anco monsignor Nunzio, gli hanno mandato a dire che desiderano vederlo, ma che egli si è scusato per ora colle sue molte occupazioni.
Venerdì mattina venne esso chogia Seffer armeno, con quattro servitori vestiti alla persiana nell'ecc. Collegio, e seduto sopra li signori savi di Terraferma, parlò in questa sostanza così interpretando il Nores:
Ringrazio l'Altissimo Iddio, che mi ha fatto degno di vederla faccia di Vostra Serenità principe giusto, savio e potentissimo, il cui nome è onorato e celelebrato per tutto l'universo, ed in particolare alla corte del mio re, il quale ama, stima ed onora per questi rispetti grandemente Vostra Serenità; e desiderando continuar nella buona amicizia amore et union di animi con questa eccelsa Repubblica, è parso a S. M. mandar me suo umile servo con una sua regal lettera, per significar a Vostra Serenità, questa buona volontà, e l'affezione grande che ab antiquo porta a questo felicissimo e potentissimo dominio.
Rispose sua Serenità: che era da rallegrarsi del giunger suo sano e salvo in questa città da così lungo viaggio: che si vedeva volontieri la persona sua per rispetto del suo potentissimo e valorosissimo re, da S. Ser. e da tutta la Repubblica grandemente amato ed osservato, col quale si conserva quella sincera amicizia e benevolenza, che per il passato si ha tenuto con quella corona; che avendo lettere di S. M. le poteva presentare, perchè si farieno leggere, ed intesa la continentia di quella, si potria forse darle a bocca qualche risposta.
Ciò detto, si levò l'armeno da sedere e accostatosi alla sedia di Sua Serenità le baciò la veste, e presentò in mano propria una lettera del clarissimo console in Aleppo, ed immediate uno dei suoi uomini presentò una scatola lunga, coperta di panno di Bursa, involta in un fazzoletto vergado, nel qual era una lettera posta in due borse una di raso sguardo, e l'altro di velluto verde, involta in un altro fazzoletto.
Ed il Nores spiegata essa lettera, la lesse ad alta voce, poi la interpretò con gran prontezza e con piena soddisfazione di tutto l'eccellentissimo Collegio.
Dopo letta essa lettera, il Serenissimo Principe ringraziò S. M. del suo amorevole ufficio, e della ottima volontà sua verso la Repubblica, dalla quale è ricambiato di vera affezione ed osservanza. Quanto al negozio disse non aver a memoria se siano venute di Sorìa in questa città robe di quell'agente di S. M., che nondimeno si chiameranno i Magistrati, e da loro si prenderà informazione, ed essendovi cosa alcuna non si mancherà di dar ordine che gli sia consegnata.
E l'armeno non replicando altro prese licenzia, accompagnato a casa dal medesimo Nores che lo aveva levato ed accompagnato al palazzo.