Bismarck sembra aver risolto il problema che Luigi XVIII e Carlo X non avevano potuto sciogliere: far collaborare il principio monarchico e il principio democratico, subordinando questo a quello. Per quaranta quattr’anni la Germania ha attuato con successo il piano politico, che aveva fatto cadere, in Francia, la dinastia legittima. Per questa ragione la guerra del 1870 era sembrata ai partiti conservatori del mondo intero la rivincita della monarchia sulla rivoluzione del 1848, il gran trionfo del principio monarchico. Durante questi quaranta quattr’anni, la monarchia si consolida in apparenza al punto che non ha nemmeno più paura di molte dottrine e istituzioni democratiche, considerate, fino ad allora, come incompatibili con ogni governo monarchico. Si generalizzano le istituzioni parlamentari; soltanto la Russia resiste fino al 1905; e la base delle istituzioni elettive diventa sempre più larga. Lo stesso impero d’Austria adotta, alla fine, il suffragio universale. Le idee repubblicane si spengono a poco a poco; la Francia se riesce, con sforzi tenaci e continui, a organizzare una repubblica basata sul suffragio universale e sull’opinione pubblica, resta però sola, tra le grandi potenze d’Europa, e può continuare il suo sforzo audace perchè approfitta dell’ordine generale, assicurato in tutta l’Europa dalla potenza delle monarchie. Pare che la monarchia abbia definitivamente vinto nella grande lotta con le dottrine democratiche, cominciata nel 1789.

Ma è ancora un’illusione. L’accordo tra le grandi corti settentrionali, Berlino, Vienna, Pietroburgo, pietra angolare del principio monarchico, è spezzato per sempre. Vani sono tutti gli sforzi fatti da Bismarck per ristabilirlo. La Russia finisce per allearsi con la Francia. Gli eserciti di coscrizione, dono pericoloso lasciato dalla rivoluzione alle monarchie, si sviluppano sopratutto in Germania e in Russia. Il prestigio del principio monarchico è aumentato da questi nuovi eserciti di Serse, comandati da tanti re e imperatori. Ma nessuno pensa che una potenza troppo grande può diventare più pericolosa che una debolezza. E poi, il sistema monarchico dell’Europa riposa tutto sull’egemonia della Germania, e questa egemonia può mantenersi a lungo solo mostrando che la forza da cui era stata fondata, era ancora preponderante come nel 1870, o più? Presto o tardi sarebbe arrivato il giorno in cui la Germania avrebbe dovuto dare questa prova al mondo! Arrivato questo giorno, la Germania e l’Austria hanno attaccato la Russia, con gli eserciti immensi che la coscrizione e i progressi dell’industria avevan permesso loro di mettere insieme. Ne è nata una guerra senza limiti, in cui l’Austria e la Germania, han distrutto la Russia, e distruggendola si sono suicidate. La rivoluzione russa, con l’esempio e col vuoto che ha creato nel fianco degli imperi centrali; la guerra illimitata, con l’esaurimento atroce di tutte le energie dei due paesi, hanno provocato la rivoluzione tedesca e la rivoluzione austriaca. La caduta degli Asburgo e degli Hohenzollern, dopo quella dei Romanoff è stata la catastrofe finale del principio monarchico, cioè del principio d’autorità che dominava la maggior parte dell’Europa!

La grande lotta contro il principio monarchico, cominciata nel 1789, è dunque finita. Il principio monarchico è morto. Già scosso dall’incredulità, dal razionalismo, dalle dottrine ugualitarie, dalle guerre e dalle rivoluzioni di un secolo, è stato pienamente sradicato dalla guerra mondiale. Si trovano ancora, qua e là, dei troni in Europa, come rocce che emergono dal diluvio; ma coloro che li occupano non sono dei re, sono delle ombre. L’Europa potrà assistere ancora a parziali restaurazioni; ma queste restaurazioni non saranno più che espedienti e combinazioni politiche, le quali dureranno quanto durano le combinazioni politiche! Il rispetto, l’ammirazione, la fiducia, quasi religiosa in quel principio, sono morti. Troppo terribile è stata la catastrofe, che li ha rovesciati! Ma il principio opposto, quello che avrebbe dovuto approfittare della catastrofe del principio monarchico, potrà sostituirlo? In questo sta il tutto. E purtroppo il desiderio di rispondere di sì, deve frenarsi innanzi alla fredda considerazione dei fatti, i quali risvegliano il dubbio anche negli spiriti più fiduciosi.

Innanzi tutto gli eventi della Russia. La repubblica democratica è durata dal marzo al novembre del 1917. Nel mese di novembre del 1917 il popolo sovrano, dopo un regno di otto mesi, era costretto ad abdicare, spossessato dalla dittatura del partito comunista, o, per essere più esatti, dalla piccola oligarchia che domina questo partito. Sciolta la Costituente, che era la legittima rappresentante della volontà della Russia, questa oligarchia ha preso a combattere accanitamente i principii democratici dell’Occidente, opponendo all’ideologia borghese delle democrazie, la dottrina della dittatura del proletariato, che non è poi altro se non la giustificazione preventiva di un regime di assolutismo. Nè meglio danno da sperare i casi dell’Ungheria, dove la repubblica democratica, è caduta in pochi mesi sotto la dittatura del proletariato, per ricadere poi sotto la dittatura militare. A questi devono aggiungersi gli eventi dell’Italia, dove le vecchie forze dirigenti, alleatesi con elementi nuovi e di origine rivoluzionaria, hanno preferito tentare addirittura una restaurazione della monarchia assoluta del 1815, anzichè sostituire un vero e proprio regime rappresentativo integrale, simile a quello dell’Inghilterra e della Francia, al governo misto di democrazia e di monarchia, con cui il Regno si era retto dal 1860 in poi.

Nè uno spirito chiaroveggente può chiudere gli occhi alle penose difficoltà, contro cui lotta la repubblica tedesca, al malcontento contro le istituzioni parlamentari che agita sotto sotto la Francia e perfino l’Inghilterra, alla popolarità forse incauta e superficiale, ma diffusa, di cui godono le dottrine dittatoriali, presso i popoli che hanno la fortuna di non saper più o di non sapere ancora che cosa è davvero una dittatura senza patenti legittime.

Se il regime rappresentativo non riuscisse a mantenersi nel maggior numero degli Stati di Europa, la guerra tra i due principii di autorità — il monarchico e il democratico — incominciata nel 1789, terminerebbe con la sconfitta di tutti e due; e l’Europa si troverebbe in quella stessa stretta, in cui si trovò l’impero romano, nel terzo secolo, dopochè il Senato fu esautorato dalla vittoria di Settimio Severo: senza un principio di autorità universalmente riconosciuto, e forte abbastanza da reggere l’ordine sociale. Come allora la dittatura della forza farebbe le veci del governo legittimo; e non sarebbe una sola, ma molte, e ciascuna diversa, da Stato e Stato; e tutte cercherebbero di giustificarsi; come i governi di Aureliano, di Diocleziano e di Costantino, aggrappandosi ai ricordi più vecchi del passato o alle speranze più immature dell’avvenire; e sarebbero necessariamente trascinate a farsi la guerra fra loro. La pace non può in Europa mantenersi che fra governi legittimi. Quale sarebbe il destino della civiltà europea, come potrebbero sussistere le genti che si affollano nel continente, in mezzo a tanto disordine e a tanta insicurezza, è difficile a dire.

Non è detto però che ciò debba accadere. Non ostante le mille difficoltà che rendono ardua l’impresa, i maggiori Stati europei potranno governarsi con gli istituti del regime rappresentativo, se le classi governanti capiranno che gli sforzi e i sacrifici necessari per adattare ai tempi nuovi le vecchie forme, sono piccola cosa a confronto dei danni, di cui il regime della forza sarebbe cagione a tutti. Dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania sembra dipendere l’avvenire dell’Europa. Se questi tre Stati non rinnegheranno le tradizioni e i principii del regime rappresentativo, ma sapranno ringiovanirne le istituzioni, il loro esempio si imporrà e tutta l’Europa potrà ritrovare l’ordine interno e la pace nella saldezza di governi universalmente riconosciuti come legittimi. Se anche questi governi cedessero alle forze del disordine, che li travaglia, un’èra di lunghi torbidi comincerebbe, di cui tutta la civiltà occidentale avrebbe certo a soffrire.

L’ora, è per l’Europa, piena di pericoli. Possa l’antica storia, che qui abbiamo narrata imparzialmente, illuminare anche da noi gli spiriti eletti, far loro vedere questi pericoli, armare la loro volontà della chiaroveggenza che è necessaria, per combatterli con intelligente fermezza.

[ INDICE]

Prefazione [Pag. 5]
I. Le cause profonde [7]
II. La crisi del terzo secolo [41]
III. Diocleziano e la riforma dell’Impero [75]
IV. Costantino e il trionfo del Cristianesimo [111]
V. Dal terzo al ventesimo secolo [163]