SIGNA — CHIESA DI S. LORENZO — PERGAMO. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).
Cessato il triste periodo delle lotte, Signa accrebbe notevolmente la sua importanza commerciale e divenne il centro più cospicuo di una fiorente industria tutta toscana: la lavorazione della paglia da cappelli. Anzi il Proposto Lastri, nel suo giocoso poema sul Cappello di paglia, la chiamò: L'industre Signa, onor del Tosco regno.
Del vecchio castello, che occupava il piano superiore della collina a piè della quale si distende oggi la parte più moderna e più popolosa del paese, non restano che una caratteristica porta castellana e varî tratti di mura. La vecchia Pieve di S. Lorenzo che, secondo l'antico costume, era fuori delle mura del castello affinchè ne' tempi guerreschi il fonte battesimale restasse libero agli abitanti della campagna, è oggi un semplice oratorio. Però se essa ha perduto i titoli ufficiali, conserva in molta parte la sua severa struttura e nell'interno un pregevole pergamo dell'XI secolo ed i resti di molti e notevoli affreschi che ne adornavano le pareti. L'attuale Pieve di Signa è dedicata a S. Giovanni Battista e fin da tempo lontano fu di patronato del Capitolo della Cattedrale fiorentina, del quale si vede sulla facciata lo stemma elegantissimo di terracotta invetriata. L'interno, originariamente a tre navate, ha subìto infinite trasformazioni, nelle quali sono stati però preservati gli oggetti d'arte che l'adornavano. Di questi, due specialmente meritano di essere ricordati: il bel fonte battesimale del 1480 ed un elegante ciborio che ricorda la maniera dei Da Majano. Popolarmente la Pieve di Signa è nota col nome della Beata, perchè custodisce le spoglie di una beata Giovanna da Signa, alla quale venne in questa stessa chiesa dedicata una cappella che Bicci di Lorenzo decorò di affreschi. Ma ora gli affreschi sono nascosti da telai, mentre altri che adornavano varie parti dell'edifizio sono scomparsi sotto lo scialbo. La chiesa di S. Maria in Castello che esisteva nel X secolo è affatto rimodernata e conserva appena una tavoletta ed un affresco del XIV secolo.
SIGNA — PIEVE DI S. GIOVANNI BATTISTA — FONTE BATTESIMALE. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).
A Signa, la valle dell'Arno si trasforma completamente di carattere. Non più il fiume errante in mezzo all'ampia pianura limitata da poggi lontani; i poggi convergono invece verso il fiume, lo stringono fra le balze e i dirupi e sembra quasi che vogliano sbarrargli la via.
Il punto più angusto di questo tratto della valle è la gola della Golfolina o Gonfolina, dove un masso gigantesco detto delle Fate, sporge verso il fiume, spingendosi quasi attraverso alla strada tagliata alla base del monte. La località è orrida e pittoresca al tempo stesso e quel masso che fin da tempo remoto si trova designato come la Pietra Golfolina, è stato oggetto delle più fantastiche supposizioni de' vecchi scrittori. Molti di essi, a cominciare dal Villani, han detto che il monte che chiudeva la valle formando ne' piani sotto a Firenze come un gran lago, venne artificialmente tagliato per dar esito alle acque ed il volgo designò anche il santo che per opera miracolosa ruppe le aspre rupi e regalò all'agricoltura ampi terreni già lacustri. La scienza però ha facilmente dimostrato come fossero invece da accogliersi le ragioni di altri scrittori i quali affermavano che il taglio della Golfolina fosse naturale risultato delle corrosioni prodotte dalle acque nelle pietre arenarie che costituivano una potente barriera attraverso alla valle.
La stretta della Golfolina è formata dai poggi di Malmantile e di Artimino, alla base dei quali si cavano in gran quantità pietre che servono specialmente ai bisogni dell'edilizia fiorentina, dando vita ad una fiorente e profittevole industria.