Sebbene la strada fosse per intorno deserta e non si vedesse in qua dai cento metri che la goffa ombra d'una guardia municipale, Aristofane s'avvolse tuttavia di misteriosa cautela e mi soffiò quel nome nell'orecchio, a voce sì piana che quasi non l'udii.
Rispetto quindi gli scrupoli dell'ateniese.
— Questo amabile vostro poeta, — illustrò l'immortale, — ha scritto e scrive molte bellissime tragedie greche. Lo conoscete voi?
— Certamente lo conosco, mio caro cavaliere!
— Bene, tanto per illuminarvi, sappiate che tutte le sue tragedie le ho scritte io!
— Oh, guarda che bel caso!
— Proprio; ma statemi a sentire. Qualche tempo fa, mi arriva un suo telegramma: «Urge dramma greco terribile poco prezzo entro venti giorni.» Per la barba di Saturno! avevo proprio su le spalle tutta la nuova stagione parigina, e rispondo: «Impossibile. Tempo insufficiente. Tragedie greche esaurite. Complimenti.»
Il giorno dopo ricevo altro telegramma: «Provvedete indefettibilmente ( — questo avverbio lo avrà pagato come due parole), ovvero perdete cliente.»
Daimon! daimon! in commercio non si scherza! Mi misi le mani tra i capelli e telegrafai «Avretela. Scrissi al mio libraio d'Atene che mi mandasse tutta la più recente produzione libraria dei cinque continenti, in special modo quella dove si parlasse d'adulterio sotto tutte le forme più peregrine, e di delitto in ogni maniera più efferata, ossia quegl'ingredienti che sono ancor oggi, come al tempo degli Atridi, lo specifico infallibile dell'arte.
Dopo aver scartati cinque o sei libercoli per signorine, cinque o sei Tempietti di Venere per Aspasie morfinomani, la mano mi cadde sul vostro romanzo, che m'impensierì per il suo titolo. Pensai: — Un romanzo che si chiama «La vita comincia domani» deve trattar di cose decrepite come la terra! Mi misi a sfogliarlo... e, per Ercole, ero a cavallo! Ecco la tragedia greca bell'e fatta, e fatta in modo che, con tre o quattro tagli della mia forbice classica, una spolveratura di quelle sapienti spezierie che sono il mio segreto di fabbrica, la tragedia riesca magari a cavarsela meglio che le altre. Detto fatto, in quindici giorni la tragedia era pronta e navigava su Francia. Egli fu assai lieto, mi pagò profumatamente, accompagnando il vaglia con una lunga e bella sua lettera, nella quale mi felicitava d'aver improvvisato con sì grande prestezza una irta e sonora tragedia greco-moderna, che andrebbe ad illustrarsi del suo nome verso i teatri di due popoli. E il poverello non sapeva, com'io non seppi fino ad oggi, di dovere a voi, proprio a voi, simpatico italioto, l'ultima e la più sciagurata fra tutte le tragedie greche! Sì, perchè io non vi adulo, caro amico: il vostro romanzo è una cosa disinvolta... ma fetida.