Sorse di tavola, entrò in una sala che non era illuminata [pg!245] se non dal riverbero della sera inazzurrata. Un lembo di cielo, con rosse nuvole, chiudeva come uno scenario il quadrato calmo della finestra, e si udiva salir dalla strada lo scalpiccìo della folla sui marciapiedi; si udivan ruote correre, battere ferri di cavalli, freni soffiando stridere, motori, con ánsiti e scoppi, lanciare per l'aria sonora un tremito ronzante, una burrasca di velocità.
Lentamente s'affacciò al davanzale, guardando in giù, verso lo sbocco della contrada e verso il quadrangolo della piazza colonnata, che allargava la sua chiara vastità intorno ad una piccola fontana.
Allora subitamente si rammentò con maraviglia d'una cosa futile... d'una sera, dell'anno antecedente, o forse d'un tempo ancor più lontano, quand'egli appunto se ne stava così, fermo, a contemplare dalla finestra la bella piazza illuminata, allorchè gli avvenne di riconoscere un uomo che per il mezzo la traversava; un uomo alto, magro, leggermente curvo, che veniva incontro alla sua casa, e camminando guardava se ci fosse ancor lume nelle sue finestre, lassú...
Gli parve che il senso della moltitudine, del frastuono, il senso attuale di quella piazza, consistesse appunto nell'uomo che certa sera la traversava, nè ora la traverserebbe mai più, nei giorni tumultuosi ch'eran per nascere su l'infinita vita... Rimase un momento con gli occhi attoniti a fissare il pennacchio della fontana, poi trovò che questo ricordo mancava d'ogni reale consistenza, si ritrasse, accese il lume, sedette davanti alla scrivania.
Prese un foglio di carta, e, intinta la penna, tracciò distrattamente un nome al sommo della pagina bianca: — Novella...
E dal chiarore invisibile che mandava questo piccolo nome, un sorriso limpido come il sole tornò a brillare sul mondo. Una memoria di lei, della sua bocca, lo tormentò così forte che il suo desiderio ne pianse, così forte che gli sembrò di averla udita entrare, con [pg!246] un fruscìo dietro la seggiola della sua lieve sottana, e gli sembrò che si curvasse, per avanzargli sopra una spalla, d'un tratto, la bocca respirante, per fargli con le calme sue braccia un nodo senza forza intorno alla gola soffocata...
Si sentiva ridivenire con voluttà un illogico e docile uomo, libero da tutte quelle complicazioni cerebrali che lo spingevano indefessamente alla ricerca di «cause ulteriori»; s'accorse che pur una cosa v'era, la quale sapeva sottrarsi alla sua concezione transitoria, inutilistica del mondo: e questa era un'altra creatura come lui, fatta solo di carne lábile, di bellezza fugace, che sarebbe morta e sparita, che avrebbe dispersa in un pugno di polvere la sua ragione d'esser vissuta, ma che bastava tuttavia per soverchiare i limiti della conoscenza, per lanciare il sogno d'un uomo nella spaventosa eternità...
Di lei sola, di questo solo amore, il suo cervello analitico non cercava ragione. L'amava; era pieno il mondo di questo amore esultante; le cose tutte visibili portavano il segno impresso di questa ebbrezza del suo cuore. Tutto le assomigliava, tutto proveniva da lei; era nel tempo e nello spazio, nell'attimo e nell'eterno, era l'arteria della sua vita molteplice, era, nel suo mondo negativo, la conclusione sintetica ed immensa che il credente riassume in Dio.
Amandola, questo ribelle, questo anarchico, sentiva di ubbidire; di ubbidire non a lei forse, nè al cieco dominio della sua propria passione, ma quasi ad una legge di natività, immemorabile come la vita, più necessaria e più semplice di tutte l'altre da lui contemplate, — «una legge di dedizione e di generazione, ínsita in tutto ciò che vive, radicata nell'elemento stesso del mondo, la legge per cui tutto continua, la sola che tutto comprende, ciò che veramente è l'anima delle cose, il Dio non creato dagli uomini...»
Queste parole aveva scritte ne' suoi libri, ed ora le ripensava per confrontarle con l'anima sua presente. [pg!247] La penna gli era caduta su la pagina bianca; il tempo scorreva dolce nella sera ventilata. Le ripensava, guardando distrattamente verso l'alta scansìa, cárica di volumi rilegati d'un cuoio verde, con le diciture incise a caratteri d'oro, i quali splendevano dietro l'invetriata luccicante.