Come poteva ella, ch'era vecchia e stanca, non sorridere a questo verde fiore? Sì, le ombre, le ombre!... Ma per lei, ch'era un'arida esausta madre, la sola cosa che fosse ancor bella nel mondo era il palpito nuovo di quella vena che proveniva da lei. Sebbene fosse stata una casta consorte, s'accorgeva che il peccato della donna contro la fede nuziale si riduce ad essere una ben ridevole cosa davanti alla santità della creatura che nasce; onde le sue braccia senili palpitavan di gioia recando verso la cuna quell'ineffabile peso.

La sua figlia peccatrice aveva portato nel grembo un cuore nuovo, e per lei questo l'assolveva da ogni peccato, versava sopra la sua lussuria d'amante la sacra e dolorosa purezza della maternità. Anch'ella inconsciamente scordava l'ombra del morto, per difendere, per amare quelli che facevano continuare la implacabile vita.

E Maria Dora, quella medesima biondinetta che aveva guardato in silenzio il feretro risalire dalla profonda fossa, or si chinava sorridente, con una curiosità quasi materna, su la piccola cuna gonfia di pizzi e di cuscini soffici, ove una specie di gomitolo vivo tentava d'aprire le fessure degli occhi, le labbruzze umide, per guardare, per respirare nel mondo.

Lo scemo era nella stanza vicina, al buio; stava [pg!323] presso la finestra in attesa di veder piovere le stelle filanti e sghignazzava, con la sua risata stridula, quasi beffarda, ogniqualvolta gli riuscisse d'acchiapparne una.

In quel mentre poetava come al solito.

«Le stelle filanti filanti

son fili di paglia che bruciano.

Per prenderle mi metto i guanti...

sicuro... ne ho prese già tre!»

Il Ferento rimaneva muto ed assorto nella camera di Novella. Guardava il letto ricomposto, le sembianze di lei riassopita, pallida in volto, con qualche ciocca di capelli rappresa intorno alla fronte. Aveva un braccio nudo fuori dal lenzuolo, ed al polso un braccialetto, che nonostante il lutto, ella non lasciava mai. Quel cerchio d'oro luccicava nitidamente in mezzo alla penombra, quasi fosse il centro luminoso della camera e d'una spirale di sciarpe nere che s'avvolgessero intorno alla donna supina.

Il suo braccio prendeva un color dorato; la mano era tranquilla, singolarmente pura, quasi diafana. Il respiro dell'addormentata sollevava leggermente il lenzuolo; un bel copripiedi di pizzo, a punto d'Irlanda, con un nastro di raso azzurro, largo un palmo, ch'entrava ed usciva dai fori della merlettatura, facendo agli angoli quattro vaste gale, confondeva la lunghezza del suo corpo in un leggero sollevamento. I suoi capelli dormivano accanto a lei, raccolti a fascio dietro la nuca scintillante; le sue narici, volte verso il lume, parevan tinte di roseo, mentre la bocca era del tutto scolorata.

Una calma lampada, nascosta sotto il paralume, fasciata con un velo, addormentava la stanza nel suo morbido chiarore; di lontano batteva una pendola; sul tavolino da notte c'erano tre rose, in un bicchiere.

Come l'amava! come l'amava!... che struggimento, [pg!324] che intollerabile tristezza, che voglia malata di piangere... che affettuoso dolore!