— Sicuro, e adesso verrà lei a dirtelo. Va via perchè... oh, debbo ridere!...
— Insomma lo vuoi dire o no?
— Ora te lo racconterà lei stessa, perchè io... — e rideva, — io... — e rideva più forte.
La Berta, che lo aveva inteso entrare, giusto era venuta su l'uscio.
— Ehi, tu, fatti pure avanti! — comandò il burbero padrone. — Sentiamo: cosa c'è?
La fantesca si avanzò di qualche passo, impacciata, con gli occhi bassi, slacciandosi il grembiule. Stefano si tolse il cappellaccio di paglia e lo buttò sopra un divano. Siccome cadde a terra, la fantesca, per far qualcosa, andò a raccoglierlo. Con quel cappellaccio in mano, e per il fulvo della sua chioma e per il vermiglio delle sue gote, pareva più buffa che mai.
— Dunque la sciogli o no quella tua maledetta linguaccia?
— Dica lei, signorina... — ella balbettò vergognosa.
Maria Dora se la godeva un mondo e non aperse bocca.
[pg!59] — Che signorina d'Egitto! — borbottò Stefano, con quell'aria terribile che sapeva darsi nell'amministrare la giustizia fra i suoi dipendenti. — Spìffera tu!