Ma insieme un'altro v'era, che aveva per maggiore intento quello di esaurire tutte le sensazioni, di sviscerare le cose, per ricercarvi la vanità recondita, con una pertinacia inaudita; un uomo crudele, scettico, beffardo, che si accettava senza discussione e si serviva con una singolare noncuranza. Costui non amava e non rispettava la vita, ma neanche la temeva, sapendo contrapporre a tutte le sue minacce lo scudo inflessibile della propria indifferenza.

In comune avevano solo pochissime qualità: una sobria eleganza in tutte le attitudini morali ed intellettuali, una fede calma e perseverante nel favore della sorte, secondo il motto della mia casa:

«Placet, si vis, Domine!»

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IV

— Dove andiamo, signore? — mi domandò il vetturino, tutto incappucciato sotto l'ombrello gocciolante.

Gli diedi l'indirizzo del Circolo. Egli fece schioccare la frusta ed il cavalluccio riprese il suo trotto rassegnato per i selciati che ruscellavano.

Affacciato al vetro, seguivo con occhi distratti le figure sghembe dei passanti, che si premevano lungo il marciapiede, formando con gli ombrelli una specie di lunga tettoia oscillante.

— Come l'umanità è grottesca quand'è bagnata! — esclamai meco stesso, quasi per infiltrare un poco di buonumore nella tetraggine di quel tramonto decembrino.

Fra gli amici che andavo a trovare nelle sale del Circolo ve n'era uno che mi dava insolitamente noia. Giorgio Albanese, soprannominato l'«Assillo», per la sua tenacità nel far la corte alle donne quando se ne incapricciava, era certo un damerino d'eleganza impeccabile, dai capelli ben lisciati, lo sguardo vivace sotto l'occhialetto arrogante, una bianchissima dentatura e qualcosa d'irritante nell'asciuttezza della sua faccia rasa. Costui, che certo non ignorava i miei legami con Elena, si era messo a farle una corte serrata. Già due volte aveva cercato di avvicinarla per istrada, e di giorno in giorno le mandava all'albergo grandi mazzi di fiori, biglietti con frasi galanti, oppure ninnoli, dolci, profumerie, cose tutte che rimanevano in dono al portiere. Io, poichè non vantavo sopra Elena che un diritto d'amicizia, dovevo sopportare tutto ciò in silenzio, benchè me ne rodessi acerbamente.